Il Tirreno

Grosseto

«Un errore scavare il letto dell’Ombrone»

I comitati contestano le ipotesi per la messa in sicurezza: «Aumenterebbe l’acqua salata nelle falde»

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GROSSETO. Il coordinamento dei comitati e delle associazioni ambientali della provincia di grosseto, con il presidente Lamberto Meschinelli, contesta gli interventi di messa in sicurezza dell’Ombrone ipotizzati dal sindaco di Grosseto e dal Consorzio di bonifica.

«Gli interventi sul corso e sugli alvei dei fiumi vanno fatti sempre con grande prudenza e consapevolezza, dopo un'attenta analisi dei dati disponibili e delle esperienze pregresse. La letteratura, scientifica e non, abbonda di esempi di disastri causati da interventi poco ponderati che hanno creato disagi e danneggiamenti quando non drammi. Le recenti proposte riguardanti l'Ombrone peccano proprio di questo: fanno notizia ma sono in gran parte irrealizzabili o, se realizzate, rischiano di creare maggior pericolo per il territorio. L'escavazione del letto dei fiumi e l'artificiale aumento della sua profondità, ad esempio, rischiano di favorire l'influsso di acqua salata nel fiume e quindi nelle falde acquifere e di aggravare le già allarmanti secche estive del nostro fiume. Il danno per l'agricoltura maremmana sarebbe immenso: si rischierebbe di salinizzare vaste estensioni di terreno agricolo, che non sarebbero più coltivabili forse per secoli. Il taglio della vegetazione arborea ripariale, già molte volte proposta, avrebbe come risultato la morte della stessa dopo pochi turni di ceduazione. I forestali sanno bene che un bosco ceduo, in cui si vorrebbero trasformare le fasce riparie che bordano il fiume, per sopravvivere ha bisogno di matricine d'alto fusto che producano semi atti a rimpiazzare le ceppaie esaurite dalla ceduazione. Non si tratta di una considerazione dettata solo da preoccupazioni di carattere naturalistico: la vegetazione lungo le sponde, ben lungi da essere un mero ostacolo ai lavori idraulici, è la migliore difesa da crolli ed erosione delle rive, pericoli gravissimi per il territorio circostante in caso di piena. L'azione protettrice della vegetazione riparia non può in alcun modo essere sostituita dai muraglioni di pietre come quelli messi in opera alla Steccaia».

«Un esempio lampante di ciò è quello che è avvenuto qualche anno fa sull’Ombrone nei pressi del ponte di Campagnatico: furono costruite mastodontiche difese di sponda, ovvero muraglioni di pietre, su entrambe le rive del fiume che furono completamente disboscate. In occasione della prima piena quelle opere sono state completamente demolite e portate via tanto che attualmente non se ne vede più traccia. Dunque fu un puro spreco di denaro pubblico. Infine vogliamo far notare che la costruzione di bacini sugli affluenti maggiori, unito al già citato scavo del letto, bloccherà l'apporto di sedimenti alle spiagge maremmane aumentando l'erosione che è già a livelli allarmanti e costringendo ad interventi di ripascimento, molto costosi e di efficacia temporanea. Altri soldi pubblici dunque. Una serie di studi effettuati qualche anno fa dal dipartimento di scienze della terra dell'università di Roma “La Sapienza” mostrano chiaramente come il principale accusato per l'erosione della spiaggia di Marina di Alberese sia lo sbarramento di ponte Tura, alla Steccaia. Se una piccola briglia è in grado di mandare in erosione le spiagge più vicine alla foce del fiume figuriamoci cosa succederebbe se venisse completamente bloccato il rifornimento sedimentario da parte degli affluenti. Interventi con un impatto così devastante sulla sicurezza e l'economia del territorio devono essere effettuati solo dopo accurati studi da parte di veri esperti di livello universitario e non da parte dei consorzi di bonifica, nei cui scopi rientra solo la manutenzione ordinaria della rete idraulica».

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