Il Tirreno

Grosseto

«Ombrone, sono scelte sbagliate»

Italia Nostra contesta i progetti di messa in sicurezza del fiume: peggiorano la situazione

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GROSSETO. Ancora una volta le soluzioni individuate da Consorzio di Bonifica e politica per la messa in sicurezza dell’Ombrone non piacciono a Italia Nostra che, con Michele Scola, attacca duramente.

«La messa in sicurezza del territorio – scrive – è un concetto talmente vago che purtroppo si offre alle più diverse interpretazioni. Siamo sorpresi dal divario che, in questo senso, esiste tra le posizioni dei tecnici e dei politici, intimamente connessi e interdipendenti tra di loro per questioni di nomine e appoggi reciproci, e all'opposto quello della scienza, che parla tutt'altro linguaggio. Gli scienziati idrologi da decenni mettono l'accento sulla necessità di lasciare che i fiumi seguano le proprie dinamiche di trasporto ed erosione, di meandrizzazione dell'alveo, e dell'importanza della vegetazione riparia che li accompagna. Le radici consolidano infatti le sponde, e gli alberi che cadono in alveo costituiscono delle vere e proprie difese trasversali naturali delle sponde medesime, poiché frenano l'acqua e fanno depositare i sedimenti in sospensione, che in tal modo si accumulano ai piedi delle sponde, rinforzandole. Gli alberi sono inoltre un'importante filtro per i concimi chimici sparsi nei campi adiacenti e, rallentando l'acqua, aumentano il tempo di corrivazione, rendendo meno probabili le piogge critiche che mandano in crisi il corso d'acqua. Sono decenni che si parla di approccio olistico, del fiume come ecosistema, di riqualificazione dei corsi d'acqua fin'ora disastrati dagli interventi umani, ma queste voci non vengono ascoltate. Le sponde dei fiumi sono importantissimi ecosistemi e, ombreggiando l'acqua, permettono il ciclo vitale della componente biotica. Rappresentano degli importantissimi corridoi biologici di collegamento tra le strutture ecosistemiche del sempre più martoriato paesaggio, ed ospitano specie ornitiche importanti, anche per l'attività venatoria. A questo proposito, registriamo positivamente come il mondo dei pescatori abbia espresso posizioni di condanna, simili alle nostre, ma avvertiamo purtroppo il silenzio assordante dei cacciatori, che pure dovrebbero avere a cuore questi ambienti».

«I politici di professione, che troppo spesso si improvvisano a fare i tecnici, continuano a predicare la necessità di interventi massicci e impattanti sui fiumi, rettificandone l'alveo, costruendo dighe, estirpando gli alberi delle rive. In questo modo non fanno che sperperare denaro pubblico. Decine di milioni di euro, il cui unico risultato è quello di rendere i fiumi ancora più insicuri, affinché necessitino di nuovi costosissimi interventi, e così via in un circolo vizioso, fino al disastro, come è successo per l'Albegna, i cui affluenti sono stati violentati. Ci vengono a dire, sulla stampa, che sono necessari 25 milioni di euro per mettere in sicurezza le aree urbane che si sono insediate troppo vicino agli argini. Ma chi ha progettato quelle espansioni? Chi le ha autorizzate? Perché adesso si deve rimediare con soldi pubblici? Perché non facciamo pagare chi ha firmato poco responsabilmente quei progetti, mettendo la città sotto l'ipoteca del rischio idrogeologico? Perché ogni intervento dei Consorzi di Bonifica è, grazie ad una legge blindata, caratterizzato dai caratteri di urgenza e indifferibilità, a prescindere dell'accertamento della reale ed effettiva necessità?»

«Noi proponiamo – conclude Michele Scola, di Italia Nostra – di investire i soldi in opere di riqualificazione fluviale, tese a ricostruire la funzionalità delle sponde, dei boschi igrofili, delle aree umide, delle pertinenze fluviali. Il denaro potrebbe anche essere speso per adeguare le luci dei ponti che non lasciano passare i tronchi durante le piene, o per espropriare e rimuovere dalle aree a rischio elevato le infrastrutture presenti. Da cittadini ci chiediamo perché si scelgano sempre le soluzioni meno efficaci e più costose».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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