Il Tirreno

Grosseto

Mabro, mensa negata Lunedì decide il giudice

di Francesca Gori
Mabro, mensa negata Lunedì decide il giudice

Pedone chiede una composizione tra il sindacato e la proprietà dell’azienda La Cgil: «Devono essere tutelati i diritti dei lavoratori e il rispetto del contratto»

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GROSSETO. Doveva essere il giorno del giudizio. Il giorno della sentenza, quella del giudice Vincenzo Pedone che doveva stabile ragione e torto nella causa tra i lavoratori della Cgil e Abbigliamento Grosseto. Invece, il giudice ha deciso di rimandare tutto a lunedì, chiedendo anche al sindacato (e di conseguenza alle maestranze) di trovare un accordo con la società e presentarsi poi in tribunale con una composizione da sottoporre al giudice. E invece, l’accordo non c’è stato. La Filctem Cgil, con il suo segretario Furio Santini e le rsu hanno deciso di andare avanti. Hanno lasciato la questione in mano all’avvocato Paola Pippi chiedendo al giudice di andare a sentenza.

Il ricorso, quello per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori era stato presentato dalla federazione dei tessili della Cgil dopo che Abbigliamento Grosseto aveva negato ai lavoratori di entrare in azienda e svolgere un’assemblea che era stata richiesta il giorno prima dal sindacato. Un’assemblea importante, quella che era stata indetta dai lavoratori della Cgil, alla quale avrebbero dovuto partecipare anche il sindaco Emilio Bonifazi e il presidente della Provincia Leonardo Marras. I cancelli della Mabro, però, erano rimasti chiusi e i lavoratori, insieme alle istituzioni, erano rimasti fuori dai cancelli. Una situazione che si era ripetuta un’altra volta, quando sempre la Cgil aveva chiesto di nuovo la sala mensa della Mabro per un’altra assemblea, quella del 5 maggio. Al secondo no, il sindacato ha presentato ricorso e, nonostante la richiesta di Pedone, di trovare una composizione, la Cgil ha deciso di andare avanti. «Non è certo una mancanza di rispetto nei confronti della decisione di un giudice - dice Claudio Renzetti, segretario del sindacato, ma abbiamo preferito lasciare tutto nelle mani del nostro avvocato perché quello che ci interessa affermare è il pieno rispetto del contratto e delle garanzie dei lavoratori». La Cgil e le rsu hanno più volte rassicurato l’azienda sulla correttezza del loro operato, anche e soprattutto ora che la vertenza ha assunto le dimensioni di uno sciopero che rientrerà, probabilmente, il 27 maggio se Barontini pagherà le tre mensilità di stipendio che mancano all’appello.

Una posizione che l’avvocato del sindacato sosterrà lunedì mattina di fronte al giudice Vincenzo Pedone, che dovrà decidere quindi se l’azienda ha tenuto un comportamento antisindacale o meno.

È la seconda volta che Abbigliamento Grosseto viene portato in tribunale dai lavoratori. La volta scorsa, al centro del ricorso erano finiti i pagamenti degli stipendi ai soli operai che erano andati al lavoro. In quel caso, il giudice condannò Barontini. Ora la questione verrà affrontata di nuovo dai legali dell’azienda e da quelli della Cgil. Lunedì mattina la decisione del tribunale, attesa dai lavoratori della Cgil.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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