Il Tirreno

Grosseto

«Dalle 22 i passeggeri iniziarono a morire»

di Pierluigi Sposato
«Dalle 22 i passeggeri iniziarono a morire»

Concordia: il pm puntano a inchiodare Schettino, il comandante rinuncia al rito abbreviato

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GROSSETO. L'ora X è le 22. Le 22 di quel 13 gennaio. «Alle 22 il comandante aveva la cognizione che due compartimenti erano oltre il limite e che nel terzo il livello di allagamento era grave; la nave non era più governabile. Alle 22 Schettino doveva dare l'allarme. Dalle 22 i passeggeri iniziarono a morire». E' toccato al sostituto procuratore Alessandro Leopizzi l'onere di sostenere l'accusa; quaranta minuti per ribadire di voler chiedere il processo per Francesco Schettino, dopo che il gup ha rinviato all'8 luglio la decisione sui patteggiamenti degli altri cinque indagati. Un processo che il comandante vuole sostenere con un dibattimento pubblico, visto che ieri - a conclusione dell'udienza - il difensore Domenico Pepe ha annunciato la rinuncia al rito abbreviato, che sarebbe celebrato anch'esso a porte chiuse. Oggi parlerà proprio la difesa.

Il pm ha ribadito che Schettino era autonomo nelle sue scelte, in primis quella dell'inchino, in cui Costa Crociere non sarebbe coinvolta; che Schettino aveva deciso la velocità, come anche di diminuirla per terminare la cena; che Schettino aveva il comando, anche se preso irritualmente; che la non comprensione degli ordini da parte del timoniere indonesiano fu irrilevante in un contesto di rischio già elevatissimo. E soprattutto ha ribadito che se il comandante avesse dato il segnale di abbandono nave alle 22 (l’urto con lo scoglio delle Scole era avvenuto da un quarto d’ora) non ci sarebbero stati morti. Un ritardo colpevole, deciso secondo l'accusa per consentire a Costa di limitare i danni economici, come quelli del rimorchiamento della Concordia danneggiata. E Schettino, secondo la Procura, avrebbe comunque dovuto essere fino all'ultimo secondo sul ponte di comando: non avrebbe dovuto essere sul ponte 3, ad aiutare i passeggeri (dopo essere andato in cabina ed essersi cambiato), perché non spettava a lui farlo. E fu inevitabile che Schettino a quel punto abbandonasse la nave.

Dopo l'accusa hanno parlato le parti civili, chiedendo tra l’altro che i reati vengano trasformati da colpa in dolo eventuale (con competenza trasferita alla corte di assise); e quindi ancora Costa come responsabile civile (l'avvocato De Luca: «Ci siamo rimessi al gup sulla richiesta di rinvio a giudizio»). Oggi sarà la volta della difesa del comandante. Che ha già anticipato, oltre alla rinuncia all'abbreviato, anche l'intenzione di approfondire ogni aspetto: «Finora è un processo monco, ci sono tanti passaggi da accertare e chiederò anche delle integrazioni probatorie. Vogliamo arrivare alla verità».

Verità già riconosciuta valida nelle parole della Procura da chi ha scelto di patteggiare. «A Ciro Ambrosio - dice il suo difensore Salvatore Catalano - sono state riconosciute due attenuanti: oltre a quella generica, quella speciale perché si era attivato subito per salvare vite umane».

Giustizia per la Concordia aggiunge che la Procura ha detto di aver aperto un fascicolo sulla denuncia presentata contro Costa e Carnival per naufragio e omesso soccorso.

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