Sicurezza
Anche la Procura generale aveva chiesto un nuovo processo
«Ricorrono le condizioni indicate nell’articolo 569 comma 3 del Codice di procedura penale; e pertanto gli atti devono essere inviati alla Corte di appello territorialmente competente». È con queste...
«Ricorrono le condizioni indicate nell’articolo 569 comma 3 del Codice di procedura penale; e pertanto gli atti devono essere inviati alla Corte di appello territorialmente competente». È con queste parole che la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso diretto del pm Maria Navarro contro l’assoluzione per la lottizzazione abusiva dela Rta Il Castiglione, lungo la provinciale Castiglionese. L’udienza in Corte di appello è fissata per il 21 giugno. Con quell’unico «motivo di ricorso viene dedotta la mancanza, contraddittorietà, manifesta illogicità della motivazione», sottolineano i giudici della Suprema corte (Alfredo Maria Lombardi presidente, Giulio Sarno relatore e consigliere con Mario Gentile, Luigi Marini e Alessandro Maria Andronio) dopo aver esaminato le argomentazioni del sostituto procuratore grossetano e aver osservato che il procuratore generale aveva concluso per l’annullamento della sentenza con rinvio. E codice alla mano, il comma 3 altro non è che la conversione del ricorso in appello. Stringatissime le motivazioni della sentenza per il ricorso inoltrato nei confronti dei soli Luca Collini, proprietario, esecutore e firmatario della Dia, e Lorenzo Mugnai, progettista del complesso (prosciolti nel dicembre 2011 perché il fatto non sussiste). Motivazioni depositate in cancelleria il 21 movembre scorso dopo che l’udienza si era tenuta l’11 ottobre ma soltanto da pochi giorni messe a disposizione delle parti, comprese le 41 parti civili che si erano costituite nel corso del procedimento di primo grado. E sono loro, con i loro avvocati, ad esprimere soddisfazione per la decisione che riapre la discussione su una vicenda particolarmente delicata, vissuta con angoscia fuori e dentro le aule di giustizia; delicata per chi aveva comprato l’alloggio (il sequestro è del maggio 2007) ma anche per chi era finito ed è ancora sotto accusa.
Per Collini e Mugnai è il momento di prepararsi all’appello, sede che sarebbe stata naturale se la Procura si fosse normalmente appellata contro la sentenza di primo grado, senza “salti”. Per dimostrare anche nel processo di secondo grado di non aver avuto alcuna responsabilità nella vicenda. (p.s.)
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