Attenzione
Greggi decimate dai lupi Il Caseificio perde 70 soci
Il presidente Carlo Santarelli: «In 50 anni mai visti tanti attacchi come adesso La produzione per ora regge ma se va avanti così dovremo importare latte»
GROSSETO. Settanta soci su quattrocento persi in un anno, in parte costretti a mollare a causa dei continui attacchi dei predatori alle loro greggi. Il 17 per cento del capitale umano e professionale di una società cooperativa che è il fiore all’occhiello dell’agroalimentare maremmano. Un colpo durissimo al made in Maremma che, se non si corre ai ripari, rischia di precipitare in una crisi irreversibile.
Questa la situazione del Caseificio sociale di Manciano, società agricola cooperativa nata cinquantadue anni fa e portabandiera da esportazione dei prodotti caseari da latte ovino della provincia. Un’azienda nata da ventuno soci “pionieri” che nel 1961 misero insieme le forze per dare un marchio al pecorino del Grossetano e che, fino all’anno scorso, erano riusciti a salire a 400. Novanta i dipendenti ai quali dà lavoro.
In un anno, settanta soci si sono persi per la strada e per molti di loro non è stata una scelta. Si sono dovuti semplicemente arrendere ai predatori, in particolare cani inselvatichiti o lupi, che negli ultimi anni hanno intensificato gli attacchi a pecore e agnelli.
«La diminuzione degli allevamenti ha riguardato in modo particolare le zone impervie della provincia», spiega il presidente del Caseificio, Carlo Santarelli. «Parlo della zona di Scansano, Roccalbegna e di quella a nord di Manciano – prosegue – dove negli ultimi due o tre anni gli attacchi si sono intensificati. In cinquant’anni non si è mai vista una cosa di questa portata».
Santarelli elenca tre ordini di problemi. «Il primo è per gli allevatori, che non possono contare su alcun indennizzo per la perdita del reddito». Il secondo è per l’ambiente. «Quelle zone sono troppo impervie per essere coltivate – spiega – vanno bene solo per il pascolo che, dunque, è l’unica attività grazie alla quale si può conservare il territorio». Abbandonare un territorio significa consegnarlo alla furia della natura, come se l’alluvione dello scorso novembre non avesse insegnato nulla.
Il terzo problema è quello di mettere a rischio la produzione del pecorino di Manciano. «Al momento la difficoltà è soprattutto degli allevatori – spiega il presidente Santarelli – perché la nostra produzione ne ha risentito ma è ancora sufficiente. Insomma, per il momento non importiamo il latte da fuori, a questo punto non ci siamo arrivati. Certo, se la cosa continua ci si potrebbe arrivare».
La conseguenza è ovvia: si perderebbe quello che fa del Caseificio di Manciano un’azienda a filiera corta, mandando alle ortiche tutta l’eccellenza costruita in mezzo secolo. «Spero che si prendano provvedimenti seri il prima possibile – conclude Santarelli – perché questo è un settore fondamentale nella nostra zona».
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