Il Tirreno

Grosseto

l’arresto

Rapinatore con le pistole incastrato dalle chiavi

di Francesca Gori

GROSSETO. Non hanno mollato la presa nemmeno un giorno. E alla fine sono riusciti a scoprire che a rapinare due donne, una il 13 novembre, l’altra il 2 dicembre, era stato un ragazzo di 27 anni....

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GROSSETO. Non hanno mollato la presa nemmeno un giorno. E alla fine sono riusciti a scoprire che a rapinare due donne, una il 13 novembre, l’altra il 2 dicembre, era stato un ragazzo di 27 anni. Nascosto nella sua auto e nella casa dove viveva il giovane c’era il kit del perfetto rapinatore: i collant da donna tagliati e legati con i nodi, esattamente come quelli indossati dai rapinatori nei film, due pistole, una mazza da baseball, un paio di manette e un coltello a serramanico, targhe rubate e telefoni cellulari. Oltre ai mazzi di chiavi delle due donne.

Raffaele Romano, originario del napoletano ma residente a Grosseto dove vivono anche alcuni suoi parenti, è ora in carcere. Gli uomini della squadra mobile lo hanno fermato qualche giorno fa: sul giovane pendono gravi indizi, che fanno parte del puzzle che racconta, per immagini, quelle due rapine: ai danni di due donne. La proprietaria del Dribbling, che fu picchiata sotto casa e derubata della borsa con l’incasso della serata e l’impiegata di un’agenzia di assicurazioni, anche lei inseguita e minacciata con la pistola, in via Tito Speri.

Sono stati i movimenti del ragazzo, ma soprattutto le tracce della sua presenza nei luoghi dove sono avvenute le due rapine, a mettere sugli attenti gli uomini della mobile, che non hanno più mollato la presa. Quando lo hanno fermato era al volante dell’auto di un parente ma dentro la vettura c’era il coltello, diverse paia di guanti e un bomber, oltre alle targhe rubate e alla mazza da baseball. Raffaele Romano non ha saputo spiegare il perché di tutte quelle cose nell’auto. E nemmeno dei mazzi di chiavi che gli agenti hanno trovato nella stanza in affitto dove viveva il ragazzo. Tra queste c’erano anche quelle del Dribbling, che erano nella borsa della proprietaria la notte della rapina.

Incensurato, il ventisettenne è però nipote “d’arte”. Suo nonno, che ha lo stesso nome e cognome, è tutt’ora agli arresti domiciliari. Era stato arrestato “don Raffaè” sempre dagli uomini della mobile. Ma lui, con le rapine, non c’entra nulla: il nonno, in carcere, c’era finito a 74 anni per un giro d’usura.

Raffaele junior, invece, non era mai stato beccato prima. Ma le prove a suo carico sembrano essere schiaccianti. Il ragazzo, alto e con i capelli ricci, era stato descritto dalle sue vittime, delle quali aveva conservato le chiavi. Ora è in carcere, dopo l’udienza di convalida di ieri mattina. Al pm Stefano pizza e al gip valeria Montesarchio, il ragazzo (difesa Marco Fanti) non ha risposto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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