Il Tirreno

Grosseto

«Mi sembra che vogliano tirarsi fuori»

di Alfredo Faetti
«Mi sembra che vogliano tirarsi fuori»

Omicidio Santarelli, parla la vedova al termine dell’udienza al Tribunale dei minori per i tre amici di Matteo Gorelli

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FIRENZE. «Non voglio essere superficiale, ma ho come l’impressione che vogliano tirarsene fuori». Claudia Francardi è in macchina pronta a tornare dal tribunale dei minori di Firenze e ripensa alle lacrime della ragazza che ha da poco visto entrare nell’aula, accanto all’amico (il terzo non c’era) e dai rispettivi legali.

«Se fossero stati più vicini a Gorelli dopo l’alcol test, forse le cose sarebbero andate diversamente». I tre ragazzi sono quelli che la mattina del 25 aprile 2011 erano in auto diretti a un rave party nella zona di Sorano con Matteo Gorelli, il 21enne di Cerreto Guidi condannato all’ergastolo per aver ucciso a colpi di bastone l’appuntato Antonio Santarelli e ferito il collega Domenico Marino (anche lui presente in aula), che nel pestaggio ci ha rimesso un occhio. Anche per i tre (all’epoca dei fatti minorenni) l’accusa ha chiesto la modifica del capo d’imputazione da tentato omicidio a omicidio. Un passaggio che arriva solo ora, nonostante Santarelli sia morto da un anno, e che fa slittare l’udienza al prossimo 22 ottobre. «L’omicidio di mio marito – continua Francardi – c’è stato due anni fa. I tempi sono lunghissimi, vorremmo che la giustizia fosse molto più breve». Il rinvio è stato necessario perché alla richiesta di modifica del procuratore dei minori Massimo Floquet le difese hanno contestato l'accusa ricordando che nella sentenza di condanna di Gorelli i giudici escludono l'intervento nell'omicidio dei tre amici che erano con lui.

«Sembra che vogliano far passare la linea che loro non c’entrano niente con quello che è successo» continua la vedova Santarelli. Eppure i tre erano a due passi dal giovane assassino di Cerreto Guidi quando i due carabinieri lo fermarono per l’alcol test e paventarono la possibilità del sequestro dell’auto, ritenuta dalla perizia la scintilla che ha fatto scattare il raptus in Gorelli. «Forse se in quel momento gli fossero stati più vicini le cose sarebbero andate diversamente – immagina Francardi – È vero che Gorelli si è sempre addossato tutta la colpa di quanto successo, dicendo che è stato l’unico responsabile, però lì c’erano anche loro». La donna, così come per l’assassino di suo marito, non vuole dare giudizio né tanto meno vuole «vendetta»: «Spero che questi ragazzi, come Matteo, possano avere un futuro» spiega. Però, allo stesso tempo, «voglio sapere come sono andate davvero le cose». Non era la prima volta che vedeva che Francardi vedeva i tre amici di Gorelli, due ragazzi e una ragazza, rispettivamente di Mercatale di Vinci, Lastra a Signa e Limite. Si erano già visti nel tribunale di Grosseto in sede civile. «E come l’altra volta ho avuto questa impressione» dice. Però c’è anche l’occhio della madre a guardare i tre. «La ragazza ha pianto per tutto il tempo in aula, si commuove». Lei prova un approccio verso la vedova attraverso sguardi, saluti, piccoli gesti. Anche ieri mattina a Firenze, nonostante l’udienza sia durata appena un quarto d’ora.

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