Il Tirreno

Grosseto

Metà aziende chiuse per le stragi di greggi «L’Ue cambi le leggi»

di Fiora Bonelli
Metà aziende chiuse per le stragi di greggi «L’Ue cambi le leggi»

Dati choc raccolti dall’allevatore Massimiliano Ottaviani «Vanno rivisti i risarcimenti e l’iter di smaltimento»

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SCANSANO. «A noi pastori non interessa se sono lupi o cani inselvatichiti. I predatori devono essere abbattuti e ci deve pensare lo Stato che deve rimborsarci pure i danni. Danni indotti compresi». Massimiliano Ottaviani, giovane impresario agricolo di Baccinello (comune di Scansano), una famiglia di pastori da tre generazioni e rappresentante regionale della Gie per la zootecnia per conto della Cia, ha le idee chiarissime.

Perché lui non solo lotta ogni giorno con lupi e ibridi, ma raccoglie le situazioni degli altri pastori per riportarle in Regione. «Una lotta che è per adesso senza esito», spiega Massimiliano, che tiene fin dal 1999 una precisa documentazione in materia e che ormai sa a mente date, nomi, importi e non solo della sua azienda. Una documentazione che Ottaviani mostra in esclusiva a Il Tirreno e che dà la misura della gravità della situazione.

Sono un fiume di soldi quelli che riguardano i danni stimati di un anno (il 2000), che ammontano a 76.573 euro per Fortello che, con altre 30 aziende, aveva subito attacchi. E per le altre aziende si andava da 16mila euro a numeri da capogiro: fino a quasi 300mila euro e 230mila euro. «E non era ancora nulla – spiega Ottaviani –. Adesso i predatori si sono moltiplicati, i lupi e gli ibridi. Molte le aziende che hanno chiuso. Un buon 50 per cento. Volendo, nemmeno si può vendere. Chi te lo compra adesso un gregge? Nessuno».

Un lungo ragionamento, che culmina con una richiesta netta: «I politici devono prendere una decisione, non si possono tenere i piedi in due staffe. Non si può orientare la politica a proteggere il lupo e a dire che dispiace la moria delle greggi. Bisogna metterci la faccia». Ottaviani fa nomi e cognomi di chi ha anche recentemente dato un sostegno e promesso di interessarsi: «Il deputato Luca Sani – spiega – ha fatto varie interrogazioni. Ci ha aiutato il sindaco Claudio Franci quando era in commissione agricoltura alla Camera, l’assessore regionale Annarita Bramerini e il governatore della Toscana Enrico Rossi. Il fatto è che se a livello nazionale non si mettono in testa di cambiare la legge o chiedere deroghe, non si fa nulla».

Secondo Ottaviani l’unica strada è quella di fare una richiesta all’Unione Europea per poter abbattere i predatori: «Come fanno in alcune zone della Francia e della Spagna», afferma. Insomma occorre prendere il toro per le corna.

«Ieri sera, dopo il penultimo attacco, le mie pecore hanno dato un terzo di latte. Il danno indotto è superiore alla perdita capitale – afferma –. Io, ho un certificato dell’Asl del 2001 che attesta che in 15 giorni ho perso 25 quintali di latte. Chi me li risarcisce? Il danno indotto nemmeno viene preso in considerazione».

Il problema dei rimborsi è il secondo che brucia a tutti i pastori, spiega Ottaviani: «Cosa accade se mi sgozzano un capo? È presto detto. Io chiamo la Asl e arriva il veterinario che mi fa il certificato di morte. Devo dire che i veterinari Asl sono molto comprensivi, ma devono agire secondo legge e dunque fanno solo quel certificato. Se per caso voglio un rimborso, devo chiamare un veterinario privato a pagamento che mi certifica che la pecora è stata vittima di predatori. Per ottenere qualcosa, però, devo anche essere assicurato con un’assicurazione ben precisa. Praticamente, ironizza, il lupo o il cane inselvatichito mi uccide le pecore e me le rimborsano coi miei soldi».

Ottaviani chiede, dunque, una legge pro allevatori: «Intanto – dice – bisognerebbe che la Regione facesse certificare dai veterinari Asl la morte delle pecore per attacco dei predatori, senza che io debba chiamare un veterinario privato. Poi, vanno valutati anche i danni dell’indotto e non solo della pecora uccisa. Infine lo smaltimento carcasse deve essere gratuito».

Ottaviani mostra una ricevuta. «Adesso – spiega – per smaltire un capo servono 200 euro. Sommati alla perdita dell’animale, a quella del latte, alle giornate di lavoro perse per sbrigare le pratiche, alle persone impegnate nella guardiania, quanto mi costa un’aggressione?». E infine una critica ai progetti Ibriwolf messi in campo attualmente dalla Provincia. «Con i 3 milioni di euro che costa il progetto – afferma – che non ha efficacia per noi, perché i lupi in purezza vengono rimessi in libertà, ci si potrebbero pagare i danni ai pastori». Infine una battuta: «Dicono che il lupo è in estinzione? Mah... In un recente censimento ad Arezzo ne hanno contati 300. Noi qui li abbiamo contati?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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