Il Tirreno

Grosseto

la risposta della cisl

Lotta per 222 famiglie che rischiano tutto

GROSSETO. Il botta e risposta tra Cgil e Cisl sembra non essere ancora arrivato a un punto di convergenza. Al centro, c’è ancora la questione della lettera inviata da 59 maestranze che sono ancora...

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GROSSETO. Il botta e risposta tra Cgil e Cisl sembra non essere ancora arrivato a un punto di convergenza. Al centro, c’è ancora la questione della lettera inviata da 59 maestranze che sono ancora al lavoro al prefetto, per denunciare le minacce e gli attacchi delle colleghe fuori dai cancelli. «Le rsu Cgil continuano a minacciare querela - dice il segretario della Femca Cisl, Fabio della Spora - ma se esistono gli estremi, è loro obbligo fare, non solo annunciarla. Vogliamo ricordare loro che la lettera (non denuncia) giunta al prefetto porta in calce 59 firme prive di sigla e loro sanno bene che queste lavoratrici sono di tutte le sigle (anche la loro) oppure non sono iscritte con nessuno». Tra Cgil e Cisl, la rottura si è consumata dopo l’ultima assemblea, quella che ha bocciato l’accordo unitario dei sindacati. «L’unico umile consiglio che mi sento di dare - aggiunge il segretario - è quello di tornare a fare sindacato senza contrapposizioni che ormai stanno diventando personali e tornare a proporre cose concrete all'azienda. La scelta della Prodi da presentarsi a stretto giro di posta non convince della Spora. «Ci sono tempi che vanno rispettati - dice - Così facendo l'azienda fallirà e a noi cosa resterà? Occupare l’Asinara?». La domanda è rivolta alle rsu Cgil. «Vogliamo tutti stipendi e continuità lavorativa - dice della Spora - ma se noi per primi non avanziamo proposte attuabili come pretendiamo che lo faccia questa azienda? Basta con le contrapposizioni. Questa è l’unica azienda in Italia dive la rappresentanza sindacale unitaria ha una sigla. Ricordatevi che rappresentate tutti i lavoratori, quelli che hanno scelto di continuare ad andare in azienda e quelli che invece sono in sciopero. la lotta non è contro 59 persone ma per 222 famiglie che rischiano di andare a casa».

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