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Al lavoro ma solo con lo stipendio

di Francesca Gori
Al lavoro ma solo con lo stipendio

Assemblea alla Cgil: i dipendenti Mabro il 27 maggio presentano la richiesta di commissariamento dell’azienda

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GROSSETO. Un centinaio, probabilmente qualcuna in più. Un lungo applauso e le mani alzate in aria per dire sì al commissariamento dell’azienda. L’assemblea degli iscritti e simpatizzanti della Cgil non poteva che finire così: le donne della Mabro hanno deciso di andare avanti. E ora, chiederanno anche alle loro colleghe e ai loro colleghi, quelli che ieri mattina non erano alla Camera del lavoro e quelli che hanno continuato ad entrare in fabbrica ogni mattina, di unirsi alla loro lotta. «Una lotta per la dignità - ha detto il segretario della Cgil Claudio Renzetti - una lotta per riconquistare un diritto, quello al lavoro e allo stipendio».

La votazione, ieri mattina, sembrava essere scontata. Le donne e gli uomini della Cgil hanno deciso di andare avanti da soli, di non aspettare che il commissariamento venga chiesto da Barontini, il patron di Abbigliamento Grosseto.

Lo “straniero”, l’imprenditore pratese, sarà fermato il 24 maggio. Proprio come sul Piave. «Abbiamo deciso di andare avanti e chiedere la Prodi bis per conto nostro - spiega Renzetti all’assemblea - e questo è un segnale politico importante che viene dato dalle maestranze all’imprenditore: vuole dire che Barontini in questo modo chiude con la città perché sono le operaie a mandarlo via. Sono loro a chiedere le chiavi dell’azienda». Ma poi, cosa succederà il 24 maggio? Se l’è chiesto anche Renzetti, che ha girato la domanda alle maestranze. «La quadra l’abbiamo trovata insieme - dice - con una proposta condivisa dalle rappresentanti dei lavoratori: rientreranno al lavoro, il lunedì successivo, previo pagamento delle mensilità di gennaio, febbraio e marzo».

Poi, al lavoro hanno deciso di restare fino al 30 giugno. «Data nella quale sarà Abbigliamento Grosseto a presentare l’ammissione alla Prodi bis - dice ancora - all’amministrazione controllata della Mabro. Ma se quei documenti non verranno presentati, questa volta dovremo bloccare la produzione». Eccola la spada di Damocle che pende sulla testa di Abbigliamento Grosseto, stretta tra la necessità di andare avanti e le richieste delle donne che da settembre non riscuotono uno stipendio regolare.

La proposta, quindi, nero su bianco è quella che le rappresentanti sindacali della Cgil stavano suggerendo da mesi ormai. «Ora però bisogna anche ritrovare l’unità con gli altri lavoratori e abbassare tutti i toni - dice il segretario della Cgil - perché questa battaglia la stiamo combattendo tutti per lo stesso scopo». Per questo la proposta di Nadia Perino, rsu Cgil, è stata quella di chiedere la convocazione di un consiglio comunale aperto a tutti, al quale chiedere la partecipazione delle lavoratrici che hanno continuato ad andare in fabbrica. Un terreno neutro, sul quale tornare a confrontarsi dopo gli strappi delle ultime settimane. Strappi finiti anche sul tavolo del prefetto che ha convocato le parti sociali e la proprietà. «C’è una lettera con 59 firme che ci diffama - dicono i rappresentanti della Cgil - e ne abbiamo preparata un’altra noi, di risposta, che però abbiamo deciso di non mandare in prefettura». La priorità, ora, è coinvolgere quanti più lavoratori possibili e portare avanti la richiesta di commissariamento sperando di tornare a riscuotere quei soldi che mancano all’appello da troppo tempo.

@francegori

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