Sicurezza
Laurenti: «Panfi dimettiti» lo scontro non si placa
Interviene anche la Piandelaghi, in un Pd sempre più diviso in mille rivoli: «Polemica sterile, il capo del partito in città faccia un’attenta valutazione»
GROSSETO. Lo scontro dentro il gruppo consiliare del Pd non si placa. Oggi Stefania Laurenti replica con una lettera aperta a Roberto Panfi. E la capogruppo Daniela Piandelaghi invita il “capo del partito in città” a un’attenta riflessione. L’impressione è che ai congressi lo scontro sarà durissimo.
La Piandelaghi. «Lascia sconcertati – scrive – l’assurda polemica esplosa all’interno del partito in città. Colpisce per i toni e per gli argomenti rappresentati che reclameranno attente verifiche e valutazioni per evitare che militanti, iscritti e opinione pubblica possano avere un’immagine distorta del partito in città, impegnato in questo difficile momento, a ricostruire un tessuto organizzativo più forte e orientato ai reali bisogni sociali della cittadinanza. Occorre in questo straordinario momento una forte attenzione ai veri problemi che angosciano la città e non a caso voglio citare la vicenda Mabro. Una polemica sterile e animata da considerazioni che colpiscono la sfera personale piuttosto che il livello dello scontro politico. In ogni caso il capo del partito in città è chiamato ad un’attenta valutazione di quanto sta avvenendo per una meditata riflessione che si impone a colui che ricopre un ruolo così importante e così delicato».
La Laurenti. «Carissimo Panfi, sei obsoleto nei metodi, nelle affermazioni e nei contenuti. Il tentativo di infangare con postulati di carrierismo una giovane madre di tre figli che vive anche senza alimenti e con il suo nuovo lavoro, dimostra il tuo vetero-pensiero; se non la limitata capacità di analisi politica. Capisco di essere inadeguata quale “segretaria inadempiente”, la tua adeguatezza è tale che da 18mila voti (2008) il Pd di Grosseto è passato a circa 12mila, quindi hai perso, in nemmeno 4 anni, 6mila voti. Non ti viene chiesto il perché di queste pesanti sconfitte? Forse perché ti limiti a criticare chi non la pensa come te. Ad esempio la giornata degli zombie, per te tanto discutibile, era solo il modo di una giovane donna di stare in mezzo ad i suoi coetanei. Ma tu questo non lo capisci perché sei tu lo zombie che si aggira in segreterie fumose che non esistono più. Non comprendi che è l'ora che i maschilisti come te si facciano da parte, che si dimettano dalle cariche e che la smettano di ammantarsi come nuovo (quando sei diventato renziano) essendo sempre stato uomo dell'apparato. Io non sono una yes woman, sono libera nel pensiero e nelle azioni. Le mie battaglie non sono mie, ma sono fatte per gli elettori che mi hanno scelta. Una fra tutte la questione delle aree Peep, profondamente ingiusta, che non mi poteva vedere alzare la mano passivamente come tu ormai fai da anni. Certo è che così non si fa carriera politica, né si occupano poltrone importanti. Alzando la mano in silenzio si ottengono assessorati, presidenze o commissioni. Ne sono talmente consapevole che non voterò mai un provvedimento non essendo convinta di quello che andrò a votare. Caro capitano perdente, come diceva Andreotti “non vedo giganti accanto a me” e non intendo prendere lezione da chi supinamente, forse perché “retribuito”, e vi sono tanti modi di esserlo, alza la mano troppo spesso senza sapere per cosa e perché vota. Le “retribuzioni” sono di varia natura, autoincensamento, considerazione del pubblico, visibilità. Così non si costruisce un nuovo partito e non ci si può sorprendere di quello che sta succedendo a livello centrale. Così si costruisce uno stuolo di servi che si litigano le briciole che cadono dalla tavola del padrone. Sei un vecchio adulto, dovrei avere da te lezioni di saggezza e consapevolezza, così purtroppo non è, ma mi hai costretto ad uscire pubblicamente a difesa della mia onorabilità, ma soprattutto di quella di tante donne che fanno politica per passione e che vengono tacciate con vari epiteti da soggetti come te che non hanno né criteri valutativi, né pensiero proprio. Ti invito pertanto pubblicamente a di metterti dagli incarichi che ricoprì».
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