Il Tirreno

Grosseto

Scappato dal terremoto, è rimasto senza stipendio

di Paola Villani
Scappato dal terremoto, è rimasto senza stipendio

Gino, 32 anni, è uno dei quattro dipendenti che ieri mattina hanno scioperato Lavorano per una società alla macelleria e alla gastronomia di un supermarket

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FOLLONICA. «Pensavo di aver trovato il paradiso e invece mi ritrovo senza stipendio da sei mesi». La storia di Gino Blasio, 32 anni, operaio dell’azienda Grf Srl che gestisce all’interno del Penny Market i banchi della gastronomia e della macelleria, è l’esempio di una realtà che purtroppo negli ultimi mesi sta diventando dilagante in Maremma. Ieri mattina Gino, insieme agli altri tre colleghi che come lui non percepiscono la busta paga da mesi e ai rappresentanti sindacali della Cgil Filcams, era di fronte al discount di via Amendola per manifestare contro una situazione diventata insostenibile. Il trentenne padre di famiglia abitava con la moglie e la loro bambina a Guastalla in Emilia Romagna, dopo il terremoto ha deciso di fare i bagagli e trasferirsi a Follonica dove vivono i genitori della compagna. «Mia figlia aveva cinque mesi quando ci sono state quelle scosse – racconta Gino – abbiamo vissuto una settimana nel campo allestito dai soccorsi perché abitavamo in un palazzo vecchio e quindi non sicuro. Avevo un lavoro ma non mi stavano più pagando da un po’ di tempo quindi con mia moglie abbiamo deciso di venire a Follonica. Dopo neppure un mese ho trovato lavoro con la Grf : un sogno che si avverava, pensavo di aver risolto tutti i miei problemi, di poter iniziare a progettare un futuro e invece mi ritrovo senza stipendio da sei mesi. Mia figlia la settimana scorsa aveva la febbre alta, non avevamo i soldi per comprare le medicine, per fortuna ce le ha date un’amica: non è possibile andare avanti così. Pensavo di aver trovato il paradiso e mi ritrovo all’inferno». Oltre a lui nella stessa condizione ci sono altri tre lavoratori, uno dei quali ha un figlio sulla sedia a rotelle. «Non so più come dare da mangiare a mio figlio – spiega Stefano Petrelli, impiegato alla macelleria – ho un mutuo da pagare, mia moglie fa qualche lavoretto ma non riusciamo a saldare i nostri debiti che giorno dopo giorno diventano più alti. Che cosa devo fare? Ho 59 anni non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione del genere, ci tolgono veramente la dignità». È proprio questa la parola che questi lavoratori continuano a pronunciare, dignità: la dignità che ogni volta che sono costretti a chiedere aiuto agli amici o ai parenti devono mettere sotto i piedi perché altre soluzioni non ci sono. «Io ho 51 anni e devo farmi dare i soldi dai miei figli – racconta Francesco Sem, anche lui addetto al macello – Solo grazie a loro riesco a pagare l’affitto e le spese, ma è umiliante, veramente umiliante andar avanti così. Spero solo di potergli restituire un giorno quello che mi stanno dando». Quando i lavoratori raccontano le loro storie non riescono a trattenere le lacrime, sono persone comuni che da un giorno all’altro hanno smesso di percepire uno stipendio che assicurava loro una vita tranquilla. «Non ho potuto permettermi neppure di comprare un regalo a mia sorella che si è sposata – racconta Natascia Conti, 26 anni – e neppure posso pensare di mettere su famiglia, perché non ho i soldi per pagarmi un affitto e quindi resto a casa con i miei». Lo sciopero continuerà ad oltranza e come spiega Massimiliano Gatti, rappresentante della Filcams, se non cambierà nulla martedì gli operai saranno nuovamente davanti al supermercato per protestare.

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