Il Tirreno

Grosseto

Bimbo morì annegato chiesti due rinvii a giudizio

di Pierluigi Sposato
Bimbo morì annegato chiesti due rinvii a giudizio

Sono indagati la madre, dichiarata incapace di intendere e volere, e il padre, che non ha risposto all’interrogatorio programmato a fine indagine

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GROSSETO. La Procura ha chiesto il processo per la tragedia del 9 agosto 2011, quando Federico Cassinis, 18 mesi, morì annegato giù dal pedalò nel mare della Feniglia. Un’inchiesta per la quale sono stati indagati inizialmente la madre, Laura Pettenello, commercialista romana di 47 anni (omicidio e tentato omicidio - quest’ultima imputazione per un episodio del 13 marzo 2011 a Roma, nella vasca da bagno), e poi anche il marito Lorenzo Cassinis, sospettato di concorso colposo in omicidio volontario: pur essendo stato messo a conoscenza della gravità della situazione clinica della donna, non avrebbe fatto abbastanza per proteggere Federico, secondo i magistrati di via Monterosa.

Chiuse da tempo le indagini preliminari, acquisita la perizia del professor Massimo Ammanniti e del dottor Romano Fabbrizzi che certifica l’incapacità di intendere e di volere anche in quel 9 agosto, la Procura aspettava di sentire il marito, che aveva manifestato l’intenzione di farsi interrogare una volta ricevuto l’avviso di fine indagini. Una volta individuata la disponibilità del difensore Carolina Flick (l’altro difensore dell’uomo è Coppi, mentre codifensore di Pettenello è Bruno Leporatti), era stato fissato un appuntamento con i pm Francesco Verusio e Maria Navarro. Ma, pochi giorni fa, Cassinis si è presentato in Procura dicendo di non voler rilasciare dichiarazioni. Così il fascicolo è stato definitivamente chiuso e le posizioni dei due indagati adesso dovranno essere sottoposte all’esame dell’udienza preliminare, quando questa sarà fissata.

Per la donna, affetta da una “psicosi affettivo puerperale biologica”, il percorso è comunque segnato dalla certificazione clinica che dovrà comportare la pronuncia di non imputabilità. Terminata la misura cautelare all’esito della discussione della perizia (circa otto mesi dopo l’arresto), alla signora Pettenello era stata applicata una misura di sicurezza con il ricovero ai domiciliari in clinica. La donna ha sempre negato la volontarietà, in entrambi gli episodi: «È stata una disgrazia, non volevo ucciderlo». Ma la perizia medico-legale del professor Vittorio Fineschi parla di una permanenza in acqua lunga alcuni minuti, incompatibile con lo scivolamento accidentale in acqua. Per il marito, l’accusa è quella di non essersi adoperato per evitare l’episodio del 9 agosto. Perché l’uomo sarebbe stato messo a conoscenza di quanto Laura era grave sia dalle parole dello psichiatra Athanasios Koukoupoulos (secondo cui la donna sua paziente avrebbe potuto agire di nuovo nello stesso modo) sia da quelle della pediatra Elena Porro, che era giunta a proporre di farsi affidare quel bambino, come per sottrarlo a un destino che forse era segnato. Il gip parlò all’epoca di «un’inerzia stratificata nel tempo dei familiari».

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