Il Tirreno

Grosseto

Questo accordo non s’ha da fare

di Francesca Gori
Questo accordo non s’ha da fare

Vertenza Mabro: l’azienda resta sulle proprie posizioni I lavoratori: «Senza Prodi bis non rientriamo in fabbrica»

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GROSSETO. La lunga strada della vertenza Mabro è lastricata da fumate nere. L’ennesima è arrivata ieri sera, quando il presidente della Provincia Leonardo Marras con l’assessore Gianni Chelini, il sindaco Emilio Bonifazi si sono alzati e sono ripartiti da Firenze, dopo ore di trattativa con i consulenti di Abbigliamento Grosseto, insieme all’assessore allo Sviluppo economico della Regione Gianfranco Simoncini.

A onor del vero, il verbale della riunione ieri è stato firmato da chi era presente al tavolo. Ma il muro, quello che non riescono ad aggirare nemmeno le istituzioni, se lo sono trovati davanti al loro rientro a Grosseto. Ad aspettare Marras, Bonifazi e Chelini davanti ai cancelli della fabbrica di via Senese, ieri sera c’erano almeno una sessantina di persone. Con loro anche il segretario della Cgil Claudio Renzetti e quello della Filcams Furio Santini.

Poco prima delle 23, nel piazzale davanti all’azienda sono arrivati Marras e Bonifazi che hanno consegnato a una delle lavoratrici, il verbale firmato in Regione che prevede la presentazione da parte dell’azienda della Prodi bis entro il 30 giugno. Una proposta, questa, respinta dai dipendenti che stanno protestando. «Se presentano la Prodi bis in quella data - dicono a caldo - noi rientriamo al lavoro il primo luglio». Il verbale firmato in regione, però, dice anche qualcosa di nuovo rispetto all’ultimo incontro tra le istituzioni, i sindacati e la proprietà. Abbigliamento Grosseto infatti, attraverso i propri consulenti, l’avvocato Massimiliano Macherelli e il commercialista Fabrizio Franchi, hanno consegnato la documentazione dove si spiegano le ragioni che l'hanno portata alla presentazione del concordato in bianco che offre appunto, secondo l'azienda, la possibilità di disporre di risorse da destinare al pagamento degli stipendi dei lavoratori. «L'azienda - dice il presidente Marras - ci ha informati di avere in portafoglio ordini da evadere per 1 milione e 150mila euro e rientri di credito pari a 500mila euro, risorse che intende destinare alla copertura delle retribuzioni. Fra i documenti consegnati c'è anche una lettera con la quale la società ribadisce la volontà di trovare un acquirente o un nuovo partner industriale per dare così una prospettiva all'attività produttiva».

Durante l’incontro davanti ai cancelli è arrivata un’altra notizia, che non era stata anticipata nelle telefonate tra i rappresentanti dei lavoratori e i sindacati. Ovvero, che la proprietà ha versato un anticipo del 35% sullo stipendio di gennaio. Ma ci sono stati altri punti del verbale contestati dalle donne che hanno deciso di restare a presidiare la fabbrica. Uno, in maniera particolare, ovvero il ringraziamento, da parte della società, dei dipendenti che stanno continuando a lavorare. Parole, queste, che sono state sottolineate da fischi e applausi. Fischi che si sono interrotti quando una lavoratrice ha preso la parola e posto una domanda alla Regione. «Simoncini ha messo quest’azienda nelle mani di un imprenditore che dopo due anni ha presentato un bilancio in perdita - ha detto - e di questo ha dato la responsabilità a noi lavoratrici che abbiamo incrociato le braccia perché siamo senza stipendio. Io, a questo punto, fossi in Simoncini la fabbrica me la riprenderei». Gira e rigira, la richiesta è sempre la stessa. Quella della Prodi bis. Anche di fronte alla possibilità, prospettata da Barontini, di trovare un partner finanziario.

Oggi Marras e Bonifazi saranno di nuovo faccia a faccia con i lavoratori in sala Pegaso. Le donne che erano ieri sera in presidio, però non parteciperanno a questo incontro.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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