Attenzione
Lupi, scoppia la polemica Cia-Wwf
Scontro tra animalisti e allevatori sul contenimento. Ieri altro attacco alle greggi
GROSSETO. Nuovi attacchi di lupi, nuovi attacchi tra umani che proteggono o combattono i lupi. Anche ieri è stata una moria di pecore nell’allevamento di Mauro Zambernardi, il pastore di Istia d’Ombrone che già nei giorni scorsi si è visto uccidere pecore e agnelli da un predatore, probabilmente un canide, anche se non si esclude sia un lupo.
Ieri il gregge di Zambernardi è stato di nuovo assalito e per ben due volte: una di notte e una addirittura in mattinata intorno alle 9. «Ho due pecore ferite – spiega Zambernardi – e tre scomparse. Quelle aggredite di mattina erano vicine alla casa». Quelle assalite la notte erano al pascolo. «Ma – spiega Zambernardi – devo farle pascolare a quell’ora. Con l’arrivo del caldo le pecore non mangiano durante il giorno».
Del caso di Zambernardi e degli altri pastori maremmani si stanno interessando anche le tv nazionali. Una troupe di Rai 3 ha intervistato l’allevatore e il caso dei lupi alle porte della città comincia a far riflettere anche fuori dal territorio provinciale.
Il dibattito tra addetti ai lavori, però, si colora di toni sempre più acri. A distanza di tre ore l’uno dall’altro, ieri pomeriggio Wwf e Cia hanno divulgato due comunicati stampa sull’argomento.
«Il Wwf è fortemente preoccupato del clima di forte tensione che sta montando in questi ultimi mesi all’interno della comunità degli allevatori sugli attacchi al bestiame da parte di predatori», scrive l’associazione animalista. «Purtroppo questi episodi sono spesso provocati da animali più confidenti dei lupi, come gli ibridi (incroci tra cane e lupo sempre più frequenti nel grossetano), cani inselvatichiti e anche cani padronali destinati alla guardiania purtroppo malgestiti. Questi attacchi non fanno altro che creare un inutile contrasto tra chi svolge importanti attività economiche sul territorio e le specie più vulnerabili come il lupo».
Il rischio, per il Wwf, è che si torni all’anno zero, quando il lupo era considerato nocivo. Servì, al tempo – erano gli anni Settanta – l’operazione San Francesco per recuperare almeno cento esemplari in tutta la penisola. La popolazione attuale è di circa mille animali, diffusi sull’Appennino fino a sconfinare nelle Alpi, ed è una specie tutelata.
«Gli sforzi enormi di allora rischiano però di essere vanificati se non si recuperano atteggiamenti più equilibrati», mette in guardia il Wwf. Il riferimento è ad «alcuni rappresentanti del mondo degli allevatori» che «hanno accusato e criminalizzato il lupo e i predatori in generale arrivando a supporre la gestione della problematica in proprio». Tanto ha detto nei giorni scorsi il presidente della Cia, Enrico Rabazzi. Il Wwf dà la propria disponibilità a «sostenere tutti gli sforzi avviati nella Provincia per supportare e facilitare la convivenza e il forte investimento di risorse destinate alla tutela degli allevamenti».
Ma la Cia è al colmo della sopportazione. «L’indifferenza generale accelera la scomparsa delle nostre migliori aziende», sbotta un indignato Enrico Rabazzi. «Ormai abbandonate da tutti, non hanno alternative. E tutto in nome di falsi miti ambientalisti e animalisti che funzionano solo a senso unico: in difesa dei predatori». Se non c’è un modo incruento per limitare la voracità dei predatori, la Cia invita a «percorrere qualche altra strada. Da noi tutti si vergognano a dire che stanno dalla parte dei pastori».
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