Il Tirreno

Grosseto

I binari dell’abbandono verso la dismissione

di Elisabetta Giorgi
I binari dell’abbandono verso la dismissione

Un’enorme area di proprietà di Ferrovie, a Grosseto, è lasciata a se stessa Rifugio di clochard e treni arrugginiti. Tutto edificabile, e la società vuole vendere

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GROSSETO. C’è un ragazzo che attraversa i binari a piedi. Lo vediamo passare dalla stazione, approdare sulla sponda opposta, avvicinarsi a un fabbricato decrepito, arrampicarsi sul muro, passare dalla finestra rotta e sprofondare dentro, raggiungendo il suo giaciglio trasandato. È uno dei tanti disperati che gravita attorno allo scalo ferroviario di Grosseto, e il suo giaciglio sorge in un gigantesco spazio di proprietà di Ferrovie, nel cuore della città, un’immensa zona abbandonata che si estende dal sottopassaggio di via Sauro fino in fondo a via Giusti, e che presto (almeno questa è l’ipotesi allo studio) potrebbe essere venduta.

Sono ettari e ettari attraversati da binari e occupati da fabbricati. Un tempo Ferrovie vi svolgeva i suoi servizi di controllo e manutenzione, poi spostati da Grosseto e “centralizzati” a Firenze. Ora è tutto abbandonato, da anni, e la gigantesca proprietà a cielo aperto ha preso l’aspetto di un’enclave, sorta di quartiere dentro un quartiere. Una zona-dormitorio, rifugio di senzatetto e lamiere, ricovero di convogli dismessi (ce n’è anche uno andato a fuoco anni fa) e mai più tolti, ricettacolo di un’umanità disperata. Vi si affacciano le case popolari, molte delle quali abitate da ex ferrovieri. Finestre e balconi osservano dall’alto, con sguardo severo, l’area che pur essendo “privata” e chiusa al pubblico risulta di fatto accessibile ed esposta a chiunque: non solo allo sguardo. Il cancello è sempre aperto, la gente entra ed esce quando vuole, prova a gabbare la sorveglianza. Non ci sono telecamere. Qui si rifugiano i ladri dopo aver messo a segno qualche colpo; qui le forze dell’ordine li hanno scovati più volte con il bottino nascosto sotto i materassi. E la gente intorno scuote la testa.

I “vicini” tendono i panni in terrazza con l’affaccio sui palazzi abbandonati e l’immondizia; chi vive nei paraggi dice che «non siamo tranquilli». Ecco un reticolo di binari vuoti, saltuariamente occupati da qualche convoglio parcheggiato. Ecco una decina di fabbricati vuoti, in parte dismessi e in parte occupati abusivamente e di cui solo uno funziona a regime: è il Ferrhotel, albergo dall’aspetto cadente dove vanno a dormire saltuariamente i ferrovieri. Gli altri fabbricati intorno sono vuoti da tempo; restano le vecchie insegne ingiallite, arrugginite.

L’ex officina meccanica si affaccia tra i binari e già fuori è una discarica, la porta è socchiusa e dentro c’è di tutto. Stanze riempite di spazzatura, fresche di presenze umane e gente che si nasconde nell’ombra. C’è un letto, c’è una coperta sporchissima, tavoli pieni di immondizia, carte e lattine usate, vetri, resti di pasti e scatolette di latta, tonno, documenti dentro cartelline: scarpe, vestiti sporchissimi, odori nauseabondi. Un’aria malsana che sa di malattia, abitata da uno spaccato di umanità disgraziata che vi si nasconde. La polizia ferroviaria di Grosseto controlla, identifica, ferma le persone: una ventina le segnalazioni al mese, alcune delle quali sfociano in denuncia per occupazione abusiva. Ma è difficile star dietro a un luogo per sua natura - per la sua grandezza e i suoi cancelli sempre aperti - sfugge a qualsiasi presa possibile.

Quale futuro? Su quest’area si vocifera da tempo l’ipotesi di dismissione, ammesso che a qualche compratore sia appetibile. Da Firenze Ferrovie ammette. L’obiettivo è quello di vendere. «Allo studio - dicono - c’è un progetto per metterla sul mercato». L’area è edificabile, e potrebbe essere appetibile a qualche imprenditore in vena di lottizzazioni, ma tutto è ancora da definire. Ferrovie si astiene dal divulgare cifre, salvo confermare l’intenzione. Procede dunque a dismissione un’area “morta”, che, al pari delle tantissime proprietà di Ferrovie, vengono alienate. E che finalmente potrebbe essere valorizzata e uscita dall’ombra del degrado.

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