Sicurezza
Sulle brandine al freddo per la propria dignità
Prosegue il presidio delle vestaglie azzurre in sala mensa: «In gioco - dicono - c’è la sopravvivenza di 222 famiglie. Non molleremo fino alla fine»
GROSSETO. Laura, Barbara, Manola, Teresa e Francesca ieri mattina si sono alzate dalle brandine sulle quali avevano passato la notte ancora con il freddo addosso della sera prima quando sono andate a letto bagnate fradice. Lunedì sera a Grosseto, pioveva come Dio la mandava. Loro erano lì, dietro il grande cancello della Mabro, con le mani strette intorno alle sbarre. Sembravano in prigione. Invece erano dentro alla loro azienda, riprese dalle telecamere di “Piazza pulita”, la trasmissione di Corrado Formigli su La 7. Protagoniste loro malgrado di una crisi diventata emblema dell’Italia che non va. Costrette a indire un’assemblea permanente per chiedere l’attivazione della Prodi bis. Che sia Andrea Barontini a presentare in tribunale la richiesta o che siano direttamente loro, poco importa alle vestaglie azzurre. Alla Mabro, anche ieri notte, c’era fame di lavoro e di futuro. A dormire dentro lo stabilimento sono state donne che sono mamme e che ieri mattina si sono alzate all’alba per tornare a casa loro, per svegliare i loro figli e prepararli per mandarli a scuola.
«È la seconda volta in due anni che siamo costrette a dormire qui dentro per rivendicare un diritto che non è quello di convocare un’assemblea - dicono - ma avere un lavoro, e avere soprattutto qualcosa da dare da mangiare ai nostri figli».
Quando sono andate a dormire erano bagnate fradice. «Non avevo nemmeno portato un cambio - dice Manola Mengozzi, rsu Cgil - abbiamo patito il freddo e stamani in sala mensa c’era pieno di zanzare». Ma ieri notte, loro, sono tornate a dormire in fabbrica. Da lì hanno deciso di non spostarsi, nonostante che la digos anche ieri mattina le abbia invitate a lasciare il campo di battaglia.
Non si tratta della guerra di parte, dell’operaia contro il padrone.
«Qui si tratta della nostra dignità - dicono - qui si tratta del dramma di 222 famiglie che non riescono a sopravvivere». Le donne della Mabro sono la testa d’ariete della protesta. Lo sono sempre state. «Ieri mattina, quando ci siamo alzate - prosegue Manola - non funzionava nemmeno la macchina delle bibite, in azienda. Una collega è uscita ed è tornata poco dopo con le briosce e i cappuccini per tutte. Ma queste sono cose che fanno i ragazzi, che fanno i giovani a scuola. Non noi sartine». Invece, nello stabilimento di via Senese, va così. E continuerà ad andare così fino a domani, almeno, quando le istituzioni incontreranno alla Regione l’assessore Simoncini e la proprietà. E sarà la nuova occasione per chiedere l’attivazione della Prodi bis, o, in alternativa, per annunciarne la richiesta da parte dei lavoratori.
Almeno, fino a domani. Perché venerdì, o al massimo lunedì, saranno i lavoratori ad incontrare i sindacati, di nuovo, in un’assemblea. E lì, si farà il punto di una situazione che, dopo l’ammissione da parte del tribunale di Grosseto del concordato in bianco presentato venerdì da Abbigliamento Grosseto sembra sempre più difficile e ingarbugliata.
Loro, le donne dell’rsu Cgil e le loro colleghe, ieri hanno continuato a presidiare la fabbrica. Il cibo è arrivato in grandi vassoi consegnati a chi era dentro l’azienda dal cancellino tenuto chiuso dai vigilantes che la società ha assoldato per evitare che entrasse dentro chi non era in lista. Loro sono entrate lo stesso e sono rimaste lì.
Fino a che, ieri sera, è arrivato il cambio. Altre donne, che sono riuscite a entrare pronte a passare la notte, ancora, dentro l’azienda. Al freddo, sulle brandine, con il pigiama addosso e senza trucco. Lì, immobili, a difendere la loro dignità di lavoratrici. @francegori
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