Il Tirreno

Grosseto

«Il killer dei castagni uccide l’economia»

di Fiora Bonelli
«Il killer dei castagni uccide l’economia»

Il cinipide causa danni enormi, 6-7 milioni l’anno: «Istituzioni e privati proprietari di tutta l’Amiata uniscano le forze»

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CASTEL DEL PIANO. L’Amiata continua a perdere i pezzi, compresi i castagni. Una ferita che in montagna brucia come quella della pineta di Marina di Grosseto, perché è in fase terminale il grande bosco di castagni dell’Amiata bruciato non dalle fiamme, ma da un insetto assassino che sta mettendo in ginocchio quella che in passato fu la principale fonte di sostentamento della popolazione.

Si chiama cinipide, e ha gli occhi a mandorla, il responsabile dello sterminio dei castagneti amiatini, attorno ai quali ruota un’economia che batte i 6-7 milioni di euro. Praticamente perduti per colpa dell’insetto cinese che da alcuni anni sta dissanguando i magnifici castagni della montagna e contro il quale c’è solo un antagonista, il Torymus.

Pare che i primi lanci di Torymus abbiano dato qualche risultato, ma dato il costo delle coppie antagoniste, le istituzioni ci vanno col contagocce, tanto che alcuni privati hanno cominciato il fai da te, gettando i “salvatori dei castagni”, nei propri appezzamenti.

Ma sono pochi, per ora, i proprietari che hanno deciso di farlo e dunque in questa maniera non si leva un ragno da un buco. Che fare, dunque? Un castanicoltore di Castel del Piano, Enzo Monaci, sbotta: «Le istituzioni si dovrebbero vergognare a restare indifferenti a questo gravissimo problema. La crisi che l’Amiata sta vivendo a tutti i livelli, dalle industrie all’agricoltura all’allevamento, brucia anche il giro di affari che ruotavano attorno alla castagna. I nostri castagneti a maggio, sembrano ciliegi. Il cinipide esploderà, a brevissimo, dalle sue galle rosseggianti e continuerà a bruciare questa nostra risorsa. Nessuno pare ascoltare. C’è bisogno di fare dei lanci di antagonista in tutto il bosco che circonda l’Amiata. Le istituzioni non lo fanno, i privati solo sporadicamente. Io dico che per risolvere la situazione bisogna fare una riunione intercomunale, con tutti i sindaci dei due versanti. Devono decidere una volta per tutte per un provvedimento urgente, stabilendo che tutti i proprietari paghino una quota, in base alla estensione della loro proprietà, con cui sia possibile acquistare l’antagonista e lanciarlo in tutti quanti i castagni».

Monaci precisa: «Si è notato infatti che dove l’antagonista è stato lanciato due anni fa, l’insetto cinese sta arretrando. Di poco, però, perché se i castagneti confinanti non hanno lo stesso trattamento, è una catena che mai si interromperà. Ormai la splendida cintura verdeggiante che dai 500 agli 800 metri e passa circonda l’Amiata, sta per essere distrutta. E anche la “porrina”, cioè i castagni selvatici che confinano con la faggeta, non è esente da questo flagello».

Quello che Monaci, come tutti i castanicoltori, dichiara, è un vero disastro ambientale, fatale per una montagna già piegata dalle crisi delle industrie e delle botteghe artigiane, e da un’agricoltura ogni giorno ferita da fattori contro cui nessuno, pare, sia in grado di mettere mano, come gli assalti dei predatori alle greggi.

«Un danno ambientale _ incalza Monaci _ oltre che economico, e per il quale ogni anno si mettevano in circolazione 6-7 milioni di euro. Una risorsa per le famiglie che ricadeva sul territorio». Monaci, dunque, chiede a gran voce un atto di buona volontà dai sindaci dei due versanti: «Ci sono i fogli catastali, dice, ci sono particelle e proprietari. Ognuno si frughi in tasca e contribuisca a interrompere questo stillicidio che ci sta rovinando».

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