Il Tirreno

Grosseto

«Il carcere resti, ma non in via Saffi»

di Maurizio Bernardini
«Il carcere resti, ma non in via Saffi»

Il sindaco scrive al ministero e ribadisce che l’area per la nuova struttura c’è già. In centro previsti appartamenti di lusso

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Non sarà la letterina a Babbo Natale (saremmo fuori stagione), ma poco ci manca: Bonifazi ha scritto al ministero di Giustizia, guidato da Anna Maria Cancellieri, per «Chiedere di garantire la presenza del carcere a Grosseto». È l’ennesimo atto di un tira e molla che chiama in ballo la casa circondariale di via Saffi dagli anni Novanta. Una discussione cui ha preso parte a più riprese anche l’attuale sindaco: «Uno degli impegni prioritari della prossima amministrazione dovrà essere l'accelerazione delle procedure per la costruzione di una nuova struttura» diceva, denunciando un decennio d’immobilismo, l’allora candidato dell’Unione. Tre settimane dopo aver pronunciato queste parole, Bonifazi divenne sindaco di Grosseto per la prima volta (maggio 2006). L’anno seguente fu il sottosegretario alla giustizia, Luigi Manconi a visitare il carcere e a dire la sua su di una struttura «Affetta da nanismo, tutta in scala ridotta. Invivibile per detenuti e personale». Oggi però, trascorsi gli anni e i periodi di “vacche grasse” nulla è cambiato. Un problemino non di poco conto visti i chiari di luna che tutto lasciano intendere tranne che l’arrivo d’ingenti investimenti. Costruire una galera nuova di zecca, infatti, costa. Costa molto e costa allo Stato. È da Roma che dovrebbero arrivare i quattrini chiesti da Bonifazi. Il Comune, da parte sua, ha – già da diverso tempo – messo a disposizione l’area su cui potrebbe sorgere la casa circondariale. Stiamo parlando dei campi dietro il deposito artiglieria sulla Senese. Lì, anche secondo il regolamento urbanistico, può nascere: «Un nuovo e moderno istituto in linea con il rispetto dei più elementari diritti civili» ribadisce Bonifazi che, nella missiva, ha anche chiesto al ministero «Di convocare al più presto un incontro che affronti questa criticità, nella consapevolezza che Grosseto deve avere un carcere di riferimento, ma che non può continuare a essere quello attuale». In via Saffi, infatti, non esistono più le «Condizioni minime di vivibilità e il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti e degli operatori». Un problema cui non si può rispondere «Con provvedimenti che portino alla soppressione tout court della casa circondariale di un capoluogo di provincia. Grosseto è una città demograficamente dinamica (e sede di tribunale, ndc) e non può fare a meno di una struttura carceraria di riferimento». Eppure, oltre le chiacchiere e le lettere, la circolare del ministero di Giustizia che indica l’imminente soppressione della galera grossetana, emessa il 29 gennaio scorso, c’è ed è tutt’oggi valida: è con quella che occorre fare i conti. Il rischio più grosso (dopo l’ipotesi più probabile del “rimane tutto com’è”) è che si giunga a una chiusura del carcere senza avere in mano alcuna alternativa se non quella di spostare tutto a Massa Marittima (ci sarebbe anche una piccola galera a Pitigliano, ma è inutilizzata). In questo caso chi andrebbe a spiegare al sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che aveva parlato di una cinquantina di lavoratori a rischio, la rivoluzione? E poi ancora: se davvero il carcere dovesse andarsene da via Saffi, al posto della galera finirà per essere fatta “Edilizia privata di pregio” come disse a febbraio di quest’anno il sindaco? Insomma, abitazioni di lusso al posto delle celle? Non resta che attendere, nella speranza che da Roma non arrivi solo carbone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa