La manifestazione
Predatori si spingono alle porte della città È una strage di pecore
Attacchi di notte a Manciano, Istia e Bagnoli vicino alle case 19 capi sbranati e altrettanti dispersi. Cia: giustizia da soli?
GROSSETO. Una notte di sangue in tutta la provincia, dall’Amiata a Manciano fino a Grosseto. Un attacco senza precedenti, consumato nelle stesse ore in zone diverse. E, per la prima volta, paurosamente vicino alle case. Dentro i paesi. Alle porte della città.
Lupi o cànidi che siano, i predatori inferociti, flagello delle greggi, nella notte tra domenica e lunedì hanno attaccato tre allevamenti: a Istia d’Ombrone, Manciano e ai Bagnoli di Arcidosso. E, in due casi, si sono avvicinati come mai prima alle abitazioni.
Il bilancio degli attacchi è desolante: quattordici pecore e cinque agnelli sbranati, cinque pecore ferite gravemente. E poi, cinque pecore, quattordici agnelli dispersi oltre a due greggi terrorizzate che, per lo choc, potrebbero restare improduttive per un bel po’.
Strage a Istia d’Ombrone. Mauro Zamberdardi è stato svegliato d’improvviso, in piena notte, dal trambusto nel suo campo all’Ottava Zona, a Istia d’Ombrone. Ha capito subito cosa stava succedendo; pochi mesi fa, il 2 gennaio, il suo gregge è stato decimato dai predatori. È uscito fuori, ma mai avrebbe pensato di trovarsi faccia a faccia col suo incubo. «Ho visto il predatore a quindici metri da casa mia», spiega ancora scosso. Ha perso quattro pecore e tre agnelli e il bilancio è destinato a salire, viste le ferite profonde sul corpo di altri due capi, mentre ancora non si trovano dodici agnelli e altre cinque pecore. A gennaio ne ha perse 49. Si sono gettate in un burrone per sfuggire al loro carnefice. Per questo in un secondo pascolo, lontano da casa, ha installato una rete protettiva. Non avrebbe mai pensato che ad essere in pericolo sarebbe invece stato il gregge vicino casa. «Siamo disperati, così non si va avanti», spiega.
L’inferno a Bagnoli. Uguale destino viveva nel frattempo una coppia di colleghi sull’Amiata, ai Bagnoli di Arcidosso, vicino al borgo. Qui, accanto alla pieve di Santa Mustiola, i predatori hanno fatto strage nel piccolo gregge (51 capi) di Giuliana Santella ed Enrico Cimbri: tre pecore gravide morte, tre ferite, due agnelli sgozzati e due dispersi. Lo scenario raccappricciante è un prato fra Bagnoli, sulla costa sinistra del fiume Ente, e Capannelle. Le pecore rimaste erano in un cantuccio del recinto, tremanti e terrorizzate. «Sono tutte gravide – spiega Giuliana – e speriamo non abortiscano. Quello che abbiamo visto è terribile. Pecore e agnelli sgozzati e con le mammelle addentate». Una situazione da brivido, considerando anche il fatto che il recinto dove è entrato il predatore – o i predatori – è riparato da una rete e si trova praticamente all’ingresso del paese. «Adesso mio marito e mio figlio – dice la signora – mettono attorno la rete elettrosaldata e lumini dissuasori. Altro non possiamo fare. Non possiamo tenere il gregge dentro con tutta la bella erba che c’è».
Carneficina a Manciano. Non è stato risparmiato nemmeno l’allevamento di Valeria Bruni, membro della direzione Cia, che ha un’azienda a Guinzoni, nel comune di Manciano. Nell’attacco ha perso sette capi e anche per lei si tratta dell’ennesimo danno registrato in pochi mesi. E dall’Asl giungono altre segnalazioni di aziende che hanno avuto visite da predatori.
La rabbia della Cia. «Gli allevatori non ne possono più di queste stragi, ci siamo rotti», spiega senza mezzi termini il presidente della Confederazione italiana agricoltori, Enrico Rabazzi. Un grido di disperazione, il suo. «Pensate se la mattina svegliandovi trovaste la vostra nuova auto rigata, ammaccata e tutti i giorni un danno», spiega Rabazzi. «Come vi sentireste? Pensate allo strazio che può provare un allevatore nello svegliarsi di prima mattina e trovare gli animali sgozzati. Dove sono quegli animalisti che tanto difendono gli animali, quando ci sono questi attacchi? Saremo costretti a farci giustizia da soli?».
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