La manifestazione
Peculato: medico e infermiere a giudizio
Nel mirino gli esami effettuati con l’ecografo a Orbetello, Pitigliano e Manciano. Esclusa l’associazione per delinquere
ORBETELLO. L'accusa è peculato. Perché medico e infermiere avrebbero tenuto per sé il denaro versato dai pazienti per le visite e non avrebbero consegnato alla Asl le quote dovute. O comunque, sempre secondo l'imputazione, si sarebbero appropriati delle ecografie realizzate con la strumentazione in dotazione agli ambulatori di chirurgia di Orbetello e Pitigliano come anche del centro medico Fisiomed di Manciano.
L'inchiesta della Tenenza della guardia di finanza di Orbetello sulle presunte irregolarità ai danni della Asl è giunta al termine con la richiesta di rinvio a giudizio e con la decisione di mandare a processo (ma solo per una parte delle imputazioni iniziali) il dottor Giuseppe Rivela, 63 anni, in qualità di primario di chirurgia del presidio ospedaliero Colline dell'Albegna, le infermiere Margherita Pacelli, 48 anni, e Giovanna Petrocchi, 55 anni, tutti e tre qualificati come incaricati di pubblico servizio. Il gup Marco Bilisari ha fissato al 3 luglio la prima udienza davanti al collegio.
Articolato e particolarmente lungo (comprende quasi un migliaio di esami ritenuti sospetti - ma il gup ha escluso quelli riferiti alle ecografie, dopo che la difesa ha sostenuto il carattere meramente strumentale ai fini della diagnosi) il capo di imputazione contestato dal pm Stefano Pizza, a conclusione di un'indagine che aveva comportato anche intercettazioni telefoniche e una richiesta (respinta dal gip Molino nel 2011) di sospensione dal servizio. I tre imputati avrebbero mostrato disponibilità a ricevere direttamente, anche tramite telefoni privati, le prenotazioni e a scambiarsi i pazienti, specialmente le infermiere; avrebbero effettuato visite e-o esami; avrebbero ricevuto dai pazienti il denaro per il pagamento dalle prestazioni al di fuori del controllo e delle previsioni della Asl 9 e in particolare del centro prenotazioni. Gennaio 2006-ottobre 2009 il periodo preso in considerazione dall'imputazione, con visite cui avrebbe preso parte l'una o l'altra infermiera. Ottantacinque euro e (dal 2008) 100 euro l'importo di ciascuna visita, per un importo complessivo di quasi 80mila euro da versare nelle casse dell'azienda sanitaria, da cui doveva poi essere ricavato il compenso per il professionista e per il personale di supporto più altre spese.
La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per il ben più grave reato di associazione per delinquere (Rivela ne sarebbe stato il capo) e per truffa; e per un numero maggiore di indagati. Ma il gup ha disposto il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per il primario e le due infermiere per l'associazione e per la truffa ai danni della Asl. Idem (il fatto non costituisce reato) per la parte di peculato riferita agli episodi di ecografia. Non luogo a procedere per non aver commesso il fatto per quanto riguarda le due infermiere, per gli episodi rimanenti in cui non vi è attribuzione certa e specifica all'una o all'altra imputata come infermiera di supporto: il gup ha escluso anche «il concorso e il previo concerto con le stesse».
Non luogo a procedere per il medico Roberto Farroni e l'infermiera Maria Aleandri (peculato e truffa per gli esami in endoscopia - secondo l'accusa «erogavano gratuitamente biopsie e polipectomie endoscopiche e praticavano la sedazione cosciente attraverso la somministrazione di farmaci di proprietà dell'Usl n. 9» e «inducevano in errore l'Azienda ospedaliera di appartenenza sulla tipologia di prestazioni realmente erogate, più onerose di quelle palesate, privandola della relativa quota spettante, così procurando all'utente esaminato un ingiusto profitto con pari danno del Servizio Sanitario Nazionale»): il fatto non costituisce reato.
Non luogo a procedere per il medico Antonio Paolini e l'infermiera Maria Aleandri ancora per peculato e truffa in relazione agli esami endoscopici; per Paolini e Pacelli (idem); per il medico Riccardo Temperini e ancora la Aleandri e la Pacelli (idem); per i medici Roberto Farroni, Paolini e Temperini e per le infermiere Aleandri e Pacelli per la presunta truffa legata alle ore di effettivo servizio prestato. Per tutti questi ultimi, il fatto non costituisce reato.
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