Sicurezza
Entrano nella fabbrica e si barricano dentro
Da ieri le donne della Cgil sono in assemblea permanente alla Mabro Tensione all’arrivo di Barontini con le operaie che cercano di bloccarlo
GROSSETO. Un buco nella recinzione, un centinaio di donne pronte a conquistare la sala mensa, un imprenditore che cerca invece di entrare nella sua azienda, in auto, che non scende, che non si piega davanti al blocco umano fatto dalle operaie. La lamiera scintillante del cofano a contrasto con i jeans e le camicie delle donne, con le mani strette intorno a loro, in una catena di protezione improvvisata dagli uomini della sicurezza: loro erano stati chiamati da Barontini per difendere la fabbrica dalle operaie che avevano deciso di forzare il blocco ed entrare in sala mensa. Lo avevano già fatto la scorsa settimana, quando, decise a riconquistare il diritto alla cassa integrazione (almeno) erano entrate in fabbrica per uscire dal laboratorio mezz’ora dopo. Poi era ripreso il tira e molla durato fino a ieri mattina. La rsu Cgil, insieme alle compagne in lotta da mesi perché da mesi non riscuotono lo stipendio, hanno trovato un varco, prima delle sette di ieri mattina, e sono entrate in fabbrica. Poi, da lì, hanno cercato di fare entrare le lavoratrici che erano rimaste fuori.
Il primo blocco lo hanno fatto proprio gli uomini del servizio di vigilanza. «Abbiamo la lista di chi può entrare - hanno detto - tutti gli altri devono restare fuori». Ma gli altri (o meglio le altre), appena hanno trovato un varco, hanno cominciato a spingere e sono passate. Qualcuna è stata respinta, qualcuno è stato alzato di peso e rimesso davanti al cancello.
Il testa a testa tra chi voleva entrare e chi invece doveva garantire l’impermeabilità di quel cancello è durato per alcune decine di minuti. «Ma cosa vi credete - hanno detto le lavoratrici ai vigilanti - tanto non pagherà nemmeno voi». Non è stato questo a convincere gli uomini della sicurezza ad abbassare i toni. Non è stato nemmeno il vassoio di schiaccia offerto loro dalle vestaglie azzurre in segno di pace e neanche la presenza della telecamere de La 7, che era a Grosseto per raccontare quello che sta succedendo alla Mabro nel corso della trasmissione Piazza pulita. Ad addolcire quegli uomini con la divisa e il distintivo con la scritta Rangers è stata la consapevolezza che quelle donne che urlavano e che volevano entrare in fabbrica non erano pericolose per nessuno. Non lo erano nemmeno con Barontini, quando è arrivato davanti al cancello a bordo della sua auto.
La sala mensa, l’avevano già conquistata. «Non hanno dato il permesso per fare l’assemblea - spiega Claudio Renzetti, segretario della Cgil di Grosseto - che è un diritto dei lavoratori. Per questo abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di denunciare l’azienda per comportamento antisindacale». In azienda, però, altre denunce si stavano preparando: quelle minacciate dalla società, che, in mancanza dei nomi di chi era riuscito a entrare, ha fotografato le dipendenti che erano in sala mensa. È passata un’ora, ne sono passate due. Poi è arrivato Barontini. E davanti alla sua auto si è formato un cordone di donne: Nadia Perino e Manola Mengozzi, entrambe rappresentanti dei lavoratori della Cgil, si sono prese per mano. Da qui non si passa. Ma Barontini, dentro l’abitacolo, ha preso l’iPhone e si è messo a filmarle. Anche lui. Di fronte a un vigilante preoccupato.
Pochi minuti dopo è arrivato anche Antongiulio Pacenti e l’accoglienza non è stata delle migliori. Fischi, urla, spintoni. Stesso copione.
In fabbrica invece, la sala mensa è diventata una sala a tenuta stagna: da una parte c’erano le donne che avevano conquistato lo spazio per la loro assemblea, diventata permanente, dall’altra c’era invece il gruppo di dipendenti che anche ieri mattina hanno deciso di entrare a lavorare.
Due facce della stessa medaglia, della stessa lotta per il posto di lavoro ma anche per riscuotere uno stipendio che ormai manca all’appello da cinque mesi. Ieri, quasi fosse uno scherzo del destino, è arrivata una comunicazione: Abbigliamento Grosseto ha saldato lo stipendio del mese di dicembre. Ora siamo in pari, sì, ma con l’anno scorso.
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