Sicurezza
Geotermia, quelli del no marciano sull’Amiata
Giornata di protesta contro le centrali Enel, attese oltre sessanta associazioni I comitati: «Livelli di mortalità come a Taranto, chiediamo una moratoria»
GROSSETO. Una grande manifestazione, una mobilitazione nazionale per chiedere la moratoria immediata dell’attività geotermica. Sabato 11 maggio ad Arcidosso e poi a Bagnore, Sos Geotermia, il coodinamento dei movimenti per l’Amiata che si batte per fare chiarezza sui rischi reali dello sfruttamento geotermico da parte dell’Enel, marcerà insieme ad oltre sessanta associazioni, gruppi e comitati da tutta la Toscana e da oltre regione.
In testa al corteo ci saranno il rappresentante storico di Sos Geotermia, Roberto Barocci, con illustri sostenitori come don Gallo, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, il Forum ambientalista nazionale e anche un rappresentante dei Mapuche, popolo cileno che con gli amiatini condivide il comune destino di dover convivere con lo sfruttamento geotermico.
Ed è proprio con lo sguardo all’altro capo del mondo che parte questa ennesima battaglia dei comitati. Perché lo sfruttamento del calore della terra per ricavarne energia è pratica comune a tutte le latitudini, ma non dappertutto la geotermia è uguale. Non ovunque è così innocua e pulita come siamo abituati a credere. Un mix di silenzio legislativo, interessi industriali, emergenza sociale che vede nella geotermia un bacino di occupazione, uniti a scarsa informazione dei cittadini, rende però complicato far chiarezza.
«L’Amiata è un vulcano ricco di veleni», spiega Velio Arezzini, consigliere comunale di Abbadia San Salvatore per la lista civica Per Abbadia e membro di Sos Geotermia. «Nel sottosuolo ci sono cinabro, arsenico, ammoniaca, radon, acido solforico, mercurio. Quando buchi la terra a 4mila metri per produrre energia geotermica, questi veleni si sprigionano nell’aria e nell’acqua». E dato che quello amiatino è il bacino idrico più grande del centro Italia – capace di dissetare 700mila utenze – si capisce che anche il minimo dubbio sulla sicurezza di questa energia reclami chiarezza assoluta.
A titolo di esempio, il mercurio nell’aria dell’Amiata è 27 volte superiore che nel Pisano. Nel Paese dove perfino per aprire un bugigattolo di negozio servono autorizzazioni sanitarie rigorosissime e controlli a iosa, però, gli impianti geotermici non hanno bisogno di autorizzazioni sanitarie. «La legge non li prevede», si è giustificata l’Enel quando, in occasione del contraddittorio fatto a luglio nell’ambito del procedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via) per costruire la centrale di Bagnore 4, Arezzini ha chiesto che fosse fatta la Valutazione di impatto sanitario (Vis) per quella e per le altre quattro centrali (Piancastagnaio 3, 4 e 5 e Bagnore 3) già esistenti sull’Amiata. La Via è stata deliberata e la Regione ha autorizzato anche il raddoppio della potenza. Ma la Vis non è stata fatta: la geotermia è ancora unanimemente considerata innocua per la salute umana. Eppure...
Eppure i comitati non intendono passare per visionari. «Lo studio epidemiologico commissionato dalla Regione dice che sull’Amiata c’è una mortalità maschile per tumore superiore del 13,1 per cento rispetto ad altre aree geotermiche – spiega Barocci – ovvero la stessa percentuale di mortalità di Taranto. Enel, inoltre, rifiuta di analizzare l’impatto degli inquinanti in modo cumulativo, quando è appurato che se hai due veleni combinati insieme la capacità di nuocere si moltiplica».
Non vale dunque la pena andare a fondo? Sos Geotermia crede di sì e per farlo chiama a raccolta l’11 maggio.
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