Sicurezza
Mabro, la parola al tribunale Presentato il concordato
Ieri mattina i consulenti di Barontini hanno depositato la richiesta di ammissione L’imprenditore: «Rivolgo un appello ai lavoratori, ora c’è bisogno di voi per andare avanti»
GROSSETO. La richiesta di ammissione al concordato in bianco, ieri mattina, è stata depositata in tribunale. In piazza Albegna si è cominciata a scrivere un’altra pagina della storia dell’ex Mabro: Abbigliamento Grosseto si è messa di nuovo in mano ai giudici per pianificare il rilancio della società. Una mossa, quella dei consulenti di Andrea Barontini, il commercialista Fabrizio Franchi e l’avvocato Massimo Macherelli che ieri mattina ha colto un po’ tutti di sorpresa. I lavoratori e i sindacati, dopo il no dell’assemblea al piano presentato dall’azienda in Provincia, avevano chiesto alla società di andare avanti con la richiesta di ammissione alla Prodi bis. La società, però, aveva già spiegato ai lavoratori che per attivare quel tipo di procedura c’era bisogno di più tempo: i debiti si stavano accumulando e la situazione rischiava di finire davvero fuori controllo. Così, la scelta fatta da Abbigliamento Grosseto è quella del concordato in bianco, a fronte di una situazione debitoria di circa 8 milioni e mezzo di euro maturati fino a fine dicembre. Non solo. La società, della quale è ancora amministratore unico Andrea Barontini, ha anche chiesto al tribunale la nomina di un “ausiliario del giudice”, una figura di terzietà prevista dal codice di procedura civile che ha il compito di sorvegliare l’andamento aziendale. «In questo modo - dice Fabrizio Franchi, il consulente di Abbigliamento Grosseto che ha portato avanti l’operazione - la tutela dei diritti e delle legittime aspettative dei dipendenti e quelle dei creditori, saranno maggiormente garantite». Insomma, in piena trasparenza, la società ha chiesto la nomina di una sorta di “controllore” che avrà il compito di verificare l’andamento del rilancio, di vagliare le relazioni presentate dalla società dando così la possibilità all’azienda di pagare gli stipendi arretrati e quelli futuri ai lavoratori.
Un concordato, quello in bianco, che andrà avanti solo se i dipendenti ricominceranno a produrre. «È indispensabile per dare un segnale di affidabilità al mercato - dice Franchi - che i lavoratori tornino in azienda. Sono certo che questa società può essere salvata, ma deve essere fatto con il contributo di tutti».
Giovedì si torna in Regione, questa volta con le istituzioni e la società che parteciperà al tavolo di crisi attivato dall’assessore allo Sviluppo economico Gianfranco Simoncini. «Martedì scorso Barontini ci ha lasciati fuori dall’azienda a discutere con le operaie - dicono il sindaco Emilio Bonifazi e il presidente della Provincia Leonardo Marras - compiendo un gesto di sgarbo alle istituzioni della città. Oggi abbiamo saputo della presentazione della proposta di concordato in bianco. Questo modo di agire da parte della proprietà dà la misura della scarsa affidabilità con cui ci siamo dovuti confrontare nei mesi passati, cercando in ogni occasione di mediare nell'interesse delle lavoratrici e della città. Giovedì sarà l’ultima occasione per riaprire il dialogo. Noi chiederemo l’attivazione della procedura del commissariamento ai sensi della Prodi Bis, che non sarebbe in contrasto con il concordato in bianco. Se così non fosse ci troveremmo di fronte alla sanzione definitiva del muro contro muro, che non porterebbe ben né alle lavoratrici né alla proprietà. Confidiamo sul fatto che di questo ci sia consapevolezza piena da parte di Andrea Barontini». La risposta, da parte dell’azienda, c’è già. «Se non si presenta una soluzione ancor più favorevole - dice Franchi - manterremo quello che abbiamo scritto nella lettera presentata all’incontro in Provincia». L’attivazione della Prodi bis, appunto, che sarebbe dovuta arrivare dopo il concordato. Il primo passo, la società, lo ha fatto ieri mattina.
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