Il Tirreno

Grosseto

La Cassazione dice sì Per Il Castiglione un nuovo processo

di Pierluigi Sposato

Lottizzazione abusiva, accolto il ricorso della Procura L’udienza si terrà il 21 giugno davanti alla Corte di appello

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GROSSETO. La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo per la vicenda della Rta Il Castiglione, accogliendo il ricorso della Procura nei confronti di due degli otto imputati (originariamente erano stati tutti assolti): il 21 giugno, davanti alla terza sezione penale della Corte di appello di Firenze si aprirà di nuovo il processo nei confronti di Luca Collini, proprietario, esecutore e firmatario della Dia, e di Luca Mugnai, progettista del complesso situato lungo la Castiglionese. Lottizzazione abusiva il reato contestato dall’accusa, con le 41 parti civili (gli acquirenti degli appartamenti) rimaste deluse all’epoca e che adesso attraverso i loro legali esprimono soddisfazione.

Dopo la sentenza assolutoria del 16 dicembre 2011, il sostituto procuratore Maria Navarro si era rivolta direttamente ai giudici della Suprema corte chiedendo il riconoscimento del vizio di legittimità e l’annullamento della sentenza nei confronti dei soli Collini e Mugnai (erano stati prosciolti perché il fatto non sussiste).

I motivi per i quali la Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo non sono ancora note e quindi non è dato sapere quali motivi sono stati ritenuti accoglibili.

La Procura aveva notato contraddizioni nelle motivazioni, specie quando era stato riconosciuto il «ruolo assolutamente preponderante» di Collini e Mugnai a fronte della dichiarata insufficienza della prova della loro colpevolezza. Secondo l'accusa, i due imputati avevano fin dall'origine intenzione di realizzare non una Rta ma un condominio: ciò emergerebbe dai progetti e della relazione tecnica allegata alla Dia («scelte architettoniche in conflitto con i più elementari principi regolatori dell'attività alberghiera») dai preliminari che avrebbero sottratto «porzioni dell'immobile alla gestione unitaria e all'offerta al pubblico», dalla prenotazione alloggi (il costruttore avrebbe potuto scegliere il gestore non della Rta ma del condominio), dalle dichiarazioni degli acquirenti a proposito delle rassicurazioni ricevute per l'accatastamento, la destinazione residenziale e il mutuo prima casa, dalla possibilità di apportare modifiche negli appartamenti. Secondo il pm è certo «lo sviamento della destinazione». L'ipotesi accusatoria sarebbe poi confermata dal fatto che l'Agenzia del territorio aveva accatastato gli appartamenti in A (come residenza) e non in D (alberghiera).

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