Il Tirreno

Grosseto

Floramiata, 60 addetti nell’incubo degli esuberi

di Fiora Bonelli
Floramiata, 60 addetti nell’incubo degli esuberi

L’azienda di Piancastagnaio, in crisi da tempo, avrebbe pronti 15 licenziamenti E non ha richiamato 45 avventizi. Il sindaco: ancora ufficioso ma abbiamo paura

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PIANCASTAGNAIO. Da giorni si vociferava e ieri i vertici di Floramiata, in gravissima sofferenza da tempo, lo avrebbero ribadito: l’azienda florivivaistica di Piancastagnaio, la più grande d’Europa,sarebbe sul punto di spedire quindici, forse sedici lettere di licenziamento ad altrettanti suoi impiegati. Non sono, poi, stati rinnovati decine di contratti agli avventizi, per un totale di circa sessanta persone coinvolte.

Al momento la notizia non è ufficialmente arrivata sul tavolo istituzionale, ma da giorni i rumors sono insistenti. Il sindaco di Piancastagnaio, Fabrizio Agnorelli, lo conferma. «Che si siano concretizzati dei licenziamenti – spiega Agnorelli – è per adesso solo una notizia ufficiosa. Il tavolo di crisi, a cui siedono istituzioni, sindacati e management è sempre aperto, ma al momento non abbiamo comunicazioni ufficiali. So che il piano industriale promesso dai proprietari, e che stavamo attendendo, è al vaglio dei sindacati che lo avrebbero ricevuto stamattina (ieri per chi legge, ndc)».

A Piancastagnaio è noto che questo nuovo piano avrebbe giocato sul risparmio di personale per tenere in piedi l’azienda. E Agnorelli lo conferma. «Sappiamo pure – prosegue il sindaco – che il nuovo partner, l’imprenditore argentino Juan Galli, interessato a rilevare e a investire sul gruppo Floramiata, non ha ritirato la sua offerta. Sappiamo che il concordato, di cui si attende l’omologazione, è ancora in una fase indefinita e il nuovo piano deve, giocoforza, andare dietro al concordato preventivo. La matassa è ancora nebulosa, ma noi non molliamo. Lo stesso prefetto da tempo segue da vicino lo sviluppo della situazione. Altro di ufficiale non so».

La problematica, insomma, è spinosissima. Molto potrebbe essere più chiaro dopo l’assemblea dei creditori che dovrebbe tenersi fra il 15 e il 19 maggio e a cui dovrebbero partecipare anche le banche. Intanto, comunque, tutti danno per scontato che la direzione manderà a casa 15-16 dipendenti e la situazione è calda fra gli operai, terrorizzati anche dal fatto di dover per forza consumare le ferie nel modo indicato dai vertici.

Di fronte a questa ennesima caduta dell’occupazione, il territorio è in ginocchio perché, se cedesse Floramiata con i suoi circa 200 dipendenti e tutto l’indotto, la crisi esploderebbe davvero. E non solo nel versante senese. In Floramiata lavorano persone di tutta la montagna.

La grave crisi dell’ex Amtec, in odore di smobilitazione definitiva, la fine di aziende storiche come la Nuova Rivart, la chiusura di Mondoconvenienza a Casa del Corto, di Autocaravans Rimor a Radicofani, di molti artigiani ed esercizi commerciali, impongono una riflessione urgente sullo scenario economico e sociale dell’Amiata. Per discuterne, prendendo posizione durissima, si è mosso lo stesso il consiglio comunale di Castell’Azzara e la maggioranza di centrosinistra per dare la sveglia a sindaci, Unioni e sindacati.

Una prima risposta ci sarà sabato 11 maggio a Castell’Azzara, dove la Cgil ha organizzato un incontro a cui parteciperà il segretario regionale per fare il punto della situazione economica dell’Amiata, la cui crisi è sotto gli occhi di tutti e a cui qualcuno dovrà prender capo, pena la stessa sopravvivenza del Monte Amiata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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