Il dolore
«Così guadagna tempo la società»
L’amarezza dei sindacati: lunedì nuovo presidio. Ciambotti: «Ora la Prodi bis»
GROSSETO. «È uno schiaffo in faccia, a tutti, ma non staremo lì a prenderle». Furio Santini, segretario provinciale della Filctem Cgil, commenta così la decisione di Abbigliamento Grosseto di presentare la richiesta di concordato preventivo in bianco. Santini annuncia, per lunedì mattina, un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori fuori dalla fabbrica. «Poi – dice – decideremo cosa fare. Dopo quello che è successo martedì scorso ci aspettavamo che l'azienda avrebbe atteso almeno l'incontro di giovedì». Roberto Franceschetti, segretario della Uilta Uil, sembra rassegnato, nonostante un po’ di sorpresa per l'anticipazione dei tempi. «Ci aspettavamo – dice – che la richiesta di concordato fosse presentato il 6. Io resto della mia idea: il concordato era l'unica mossa che si potesse fare per mettere insicurezza l'azienda, ma poi bisogna che Abbigliamento Grosseto chieda la Prodi Bis, perché il concordato mette al sicuro l'azienda, non i lavoratori». È amareggiato, invece, il segretario della Femca Cisl, Fabio Della Spora, per l'epilogo di questa vicenda. Della Spora ricorda che nell'incontro avvenuto in Provincia, prima che la maggioranza, in assemblea, facesse saltare l'accordo, un punto di incontro con l'azienda era stato trovato e quell'intesa – concordato da chiedere subito e Prodi Bis entro il 30 giugno – avrebbe consentito di governare la situazione insieme all'azienda. «Adesso, invece – dice – la società ha deciso di fare da sola». Intanto si difende dalle accuse, Gian Piero Ciambotti, ex segretario generale della Filctem Cigil, chiamato in causa da Cisl e Uil come ispiratore di scelte della rsu Cgil che hanno portato alla rottura, come quella di volere subito la richiesta della Prodi Bis. Ciambotti ribadisce la sua idea a favore della Podi Bis e che, al contrario del concordato, «privilegia l'occupazione togliendo dal gioco subito l'imprenditore incapace, affidando l'azienda ad un commissario», e ribadisce anche la sua convinzione che la richiesta della Prodi Bis possa essere presentata anche dai dipendenti. Infine, per chiarire il suo ruolo, afferma che è dovere di ogni cittadino difendere un'azienda come la Mabro, «in base alle proprie possibilità e indignarsi quando per ignoranza propria o di fantomatici giuslavoristi viene preclusa l'unica possibilità che potrebbe dare una prospettiva».
A rispondere picche alla richiesta di Barontini di tornare al lavoro sono le rsu Cgil. «Il problema principale di Abbigliamento Grosseto si chiama Barontini - scrivono - lo sanno le maestranze e lo sanno le istituzioni e lo sanno anche i clienti. Le catene sono vuote, non c'è più lavoro, i debiti si avvicinano ai 10 milioni di euro di cui oltre il 60% per retribuzioni arretrate e contributi non pagati. Barontini vuol solo di guadagnare tempo, dopo di che vi sarà il fallimento. Quattro, sei mesi utili a lui, ma estremamente pericolosi per il vero salvataggio dell'azienda, che può avvenire solo senza di lui e con l'applicazione in tempi rapidi della legge Prodi».
Enrico Pizzi
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