Il Tirreno

Grosseto

Viaggio tra gli invisibili della città

di Francesca Gori
Viaggio tra gli invisibili della città

I carabinieri hanno controllato i casolari abbandonati di Grosseto, rifugio di senzatetto che vivono di espedienti

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GROSSETO. Facciate che si susseguono, una differente dall’altra. Facciate che nascondono volti e storie, vite che non si vivono alla luce del sole. Che scappano fuori la notte, quando cala il buio sulla città e non si vedono né vestiti stracciati né fame. Tossicodipendenti, uomini senza età, persone che hanno perso tutto, che si sentono di passaggio in città e che credono di fermarsi qui per pochi giorni, restando invece intrappolati in luoghi dove il sole non entra. Entrano loro, una schiera di presenze silenziose che diventano vere quando vengono sorpresi a rubare o quando qualcuno decide di provare ad aprire quelle scatole di degrado e camminare in quel mondo che da fuori non si vede.

Martedì, il Primo maggio dei lavoratori, per i carabinieri della compagnia di Grosseto è stato un giorno leggermente differente da tutti gli altri. Sono voluti andare a vedere con i loro occhi quello che succede in alcune zone degradate della città. I 20 carabinieri della compagnia hanno tolto il coperchio di diverse zone della città dove spesso si ritrova chi non ha più nulla. Dove spesso si trova chi non ha un tetto: i casolari abbandonati di là dall’argine dell’Ombrone in via De’ Barberi, i vecchi magazzini e i vecchi uffici della stazione in via Sauro, l’ex cinema Garibaldi ma anche alcuni immobili che si trovano tra via Fucini e le strade vicino a via Monte Cengio, tra via Inghilterra e via Mameli. Tanti stranieri, tanti uomini che trascinano la loro vita tra espedienti e piccoli crimini. Tra furtarelli ed elemosina.

Un’umanità che ha perso la speranza del domani, che si accontenta di vivere in vecchi spazi abbandonati da tutti: nei magazzini della stazione ci sono i bagni e l’acqua corrente. I militari hanno trovato giacigli, materassi, hanno trovato persone che vivevano con quel minimo che serve per non morire.

Il degrado, spesso, chiama altro degrado. E quello che i militari si sono trovati davanti erano pavimenti sporchi, ricoperti di escrementi e persone che lì accanto trovavano anche il modo di dormire.

Visti da fuori, i posti controllati dai carabinieri, non sono diroccati: le facciate reggono, le porte, anche se divelte, sembrano chiuse da grosse catene. Qualcuno di questi immobili però, è stato abbandonato anche da chi un posto per dormire non ce l’ha. La puzza è insopportabile, la sporcizia è ovunque: uno scenario apocalittico, che si è aperto a chi ha avuto il coraggio di guardarci dentro. Uno squarcio della realtà che non si vede: nascosta in mezzo a due palazzi dove vivono i grossetani, a poche centinaia di metri dal centro della città. Un buco nero tra case normali, tra appartamenti puliti e abitati da lavoratori.

Durante il loro giro tra le rovine e le disgrazie di questa città, i carabinieri hanno trovato anche una donna di quarantacinque anni. Italiana come il suo compagno, con il quale divide la strada e la tossicodipendenza. In tutto, i militari hanno controllato 13 mezzi e 43 persone, 31 dei quali stranieri. E anche cinque locali pubblici. Stranieri, uomini, quasi tutti nordafricani e dell’est Europa. Arrivati in Italia per trovare un briciolo di lavoro e costretti a vivere per strada, in quelle falle aperte nei tanti spazi abbandonati di Grosseto. Spazi che si contrappongono con la violenza di un pugno al salotto buono e ordinato del centro, di una città, quella di Canapone, che ha cominciato a ricalcare il disegno delle grandi metropoli. Ma qui, il degrado non è alle porte della città: il degrado arriva fino al cuore del centro urbano.

Ed è lì che spesso i carabinieri vanno a dare un’occhiata per capire come si muove tutto questo sottobosco. Alla stazione, in quei fabbricati abbandonati dove si dorme per terra, su materassi sporchi e con coperte raccattate nei cassonetti dell’immondizia, i militari hanno spesso trovato refurtiva e scoperto gli autori di qualche reato: ladruncoli, rapinatori. Persone che non hanno ormai più nulla da perdere, costrette a vivere per strada e occupare fabbricati lasciati lì a rovinare sotto i colpi del tempo che passa. Che spaccano i finestrini delle auto in sosta per rubare borse o gps abbandonati sui sedili e che si accontentano di un po’ di elemosina per comprare eroina.

Vite minime, di uomini e donne resi invisibili dalla miseria, dalla fame e dalla disperazione. Che spesso per campare vivono di espedienti che poi pagano cari. Vite che rimangono nascoste fino a quando non arriva qualcuno, in questo caso i carabinieri di Grosseto, a squarciare il velo che copre quella disperazione.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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