La manifestazione
Valentini: «Sui costi polemica infondata»
Risposta, dati alla mano, al gestore del cinema Stella. E Marras e Lamioni annunciano querela
GROSSETO. Il lancio del premio Monicelli è stato l’occasione per rispondere pubblicamente alla polemica innescata su Facebook da Gianni Burronni del cinema Stella. Una risposta punto su punto da parte di chi nella polemica è stato chiamato in causa. «È la prima volta che si fa un premio nazionale di cinema a Grosseto – precisa il presidente della fondazione Grosseto Cultura, Loriano Valentini - Se si fosse trattato di un progetto culturale banale la compagna di Monicelli, Chiara Rapaccini, non avrebbe dato di certo la sua adesione. Come città dobbiamo uscire da una certa timidezza e avere l’ambizione di inserirci in circuiti più vasti». Quel coraggio, cioè, di «uscire dal provincialismo che impedisce di volare alto» evocato anche dall’assessore alla cultura Giovanna Stellini. Ma la risposta di Valentini entra anche nel merito delle contestazioni, laddove Burronni metteva all’indice il festival come sperpero di denaro pubblico. «Sono state alimentate polemiche infondate, a cominciare dal costo degli ospiti: nessuno di loro percepirà soldi per la partecipazione. La manifestazione ha soltanto dei costi strutturali che si aggirano intorno ai 16mila euro e siamo ancora impegnati a cercare qualche piccolo sponsor». Pretestuoso secondo Valentini aver tirato in mezzo anche il dramma dell’Albinia: «Come fondazione abbiamo organizzato un concerto pro alluvionati e stiamo verificando con il Comune di Orbetello come investire il ricavato. Non c’è indifferenza e fare una cosa non esclude l’altra». Quanto al rendiconto finanziario di Grosseto Cultura sarà presentato domani, come occasione ulteriore per fare chiarezza. «Dal 1° gennaio 2013 la fondazione – anticipa Valentini – non pesa più sulle casse comunali perché riceve dal Comune solo le risorse che servono per erogare i servizi trasferiti alla fondazione stessa. Tutti gli altri progetti vengono costruiti solo in base alle risorse che riusciamo a raccogliere». Non entra nel merito delle polemiche ma dice la sua anche Mario Sesti, direttore artistico del festival: «Esprimo massimo rispetto per chi tra mille difficoltà porta avanti il cinema d’essai in una piccola città. Succede sempre che quando arriva una nuova manifestazione si creano tensioni con ciò che già c’era ma alla fine la competitività aiuta anche la cultura perché si fanno più iniziative». Il presidente della Provincia Leonardo Marras cita il post su Facebook che ha scatenato la polemica per dire con una battuta: «Sono venuto qui “senza sgherri e senza sghei”. La Provincia ha condiviso l’idea del festival pur non potendo sostenerla finanziariamente. Resta il fatto che sono state usate parole oltraggiose che non possono lasciare indifferenti. Io e Gianni (Lamioni, ndc) difenderemo la nostra faccia come persone, e non come istituzioni, nelle sedi opportune». L’amarezza di Marras diventa infine indignazione proprio nelle parole del presidente della Cciaa, Gianni Lamioni: «Scrivetelo pure, io sono inc... Come persona ma ancor più per il mio ruolo. Sono indignato per una città che ha un atteggiamento di subalternità antropologica: se le cose non le fai giustamente la gente si arrabbia ma se le fai c’è comunque da ridire». Anche Lamioni entra nel merito dei dati: «È stata tirata fuori la cifra dei 250mila euro che non è il costo del festival ma di tutto il Wine Food Shire. Non sono soldi sottratti al territorio ma risorse di cui beneficiamo soltanto grazie al fondo perequativo, su presentazione di un progetto valido. Senza il Maremma Wine Food Shire quei soldi non arriverebbero». Ieri è arrivata anche una precisazione da parte di Gianni Burronni: «Non ce l’avevo né con la Cciaa né con la fondazione ma con chi di fatto ha voluto vendere loro del fumo. Sarebbe stato meglio attivare un concorso d’idee sul territorio piuttosto che portare un evento da fuori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
