Attenzione
La chiatta mai usata torna al costruttore
Doveva servire per attraversare l’Ombrone: il progetto costò circa 180mila euro, ora Zara la ricompra (arrugginita) a 8mila
GROSSETO. Prendi 300 milioni di vecchie lire e buttali nel cesso: la chiatta sull’Ombrone è tutta qui. La barca, comprata nel 2004 dal Comune (giunta Antichi, ndc), torna a casa. La riacquista (si fa per dire) il costruttore, la ditta veneziana Zata Metalmeccanica. L’offerta, ritenuta congrua dall’amministrazione Bonifazi, ammonta a 8 mila euro (che con l’iva diventano poco meno di diecimila). Oggi infatti le condizioni di mercato sono sfavorevoli, così come forti sono i costi di sollevamento, trasporto eccezionale, rimessaggio. Senza considerare che sarà indispensabile l’adeguamento degli impianti elettrici e oleodinamici. Si chiude così uno dei capitoli più incredibili della cronaca nostrana. Costo effettivo dell’operazione chiatta - mai portata a termine - qualcosa come 180 mila euro.
La barchetta, che avrebbe dovuto traghettare da una sponda all’altra del fiume amanti della bicicletta e dei percorsi a cavallo diretti verso il Parco della Maremma, in sostanza non è mai divenuta operativa. Eppure, come detto, di quattrini ne ha macinati molti, compresi quelli per predisporre idonee zone di attracco, realizzate e – sembra incredibile – portate via da una piena dell’Ombrone cinque anni fa. Il collegamento poteva essere di aiuto anche per i contadini, specie nel trasporto dei mezzi agricoli, dei prodotti della mietitura e della vendemmia. Una valida alternativa insomma al passaggio sull’affollata Aurelia. È questa una delle ragioni che spinse l’amministrazione di centrodestra a scegliere un natante a motore. Peccato che proprio questa decisione mise di mezzo altre difficoltà: lungo quel tratto di fiume non è possibile navigare con barche meccaniche, figuriamoci con una che era ed è alimentata a gasolio. Particolare non di poco conto, tanto che non mancarono le frizioni tra autorevoli esponenti della giunta Antichi e vertici del Parco della Maremma. Ma come tutte le più curiose vicende dello spreco anche questa ha un suo congruo epilogo. Sì, perché prima di arrivare ad accettare l’offerta dell’impresa che un decennio fa ha costruito la chiatta (e oggi se la riprende arrugginita per un pugno di euro), il Comune ha vagliato diverse ipotesi. Vere e proprie indagini di mercato, per cercare di perdere la quantità minore di denari possibile. Ecco dunque le valutazioni fatte da alcune aziende che acquistano i rifiuti ferrosi: per la Marsid srl la barca, larga 4 metri e lunga 8, vale 2 mila e 620 euro. Venti euro in meno i quattrini messi sul piatto dalla Santi Paola. Più alte le valutazioni di Autodemolizioni Bartiromo (3 mila e 220 euro) e di Busisi Ecologia (3 mila e 600 euro). Non c’è dunque partita con gli 8 mila euro secchi messi sul piatto dalla Zara Metalmeccanica. Zara che, bene ricordarlo, rinuncia anche a incassare 9 mila euro, più iva: sono riferiti a prestazioni di varo e messa in esercizio del natante, lavori mai ordinati a causa della cronica mancanza del gestore della chiatta e quindi non imputabili all’impresa. E la traversata dell’Ombrone? Tutto adesso è affidato alla buona riuscita dell’ormai famoso ponte pedonale che dovrebbe sorgere in località La Barca. Promessa, ripromessa e super chiacchierata, l’opera (da un milione e 800 mila euro) è inserita nel piano triennale delle opere pubbliche 2012-2014. La speranza è che almeno questa volta non siano quattrini gettati. O che non lo porti via la piena.
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