Il Tirreno

Grosseto

«L’Amiata unita è l’unica salvezza»

di Fiora Bonelli
«L’Amiata unita è l’unica salvezza»

Duro documento dal Comune di Castell’Azzara: per superare la crisi la montagna deve avere una regia complessiva

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CASTELL’AZZARA. Che l’Amiata sia una sola. Solo così si può provare a salvare la montagna.

Il gruppo di maggioranza del comune di Castell’Azzara insiste e in un documento drammatico e sferzante, verga, nero su bianco, l’ analisi della situazione in cui versa il territorio dell’Amiata e lo invia ai sindaci di tutti i comuni amiatini, ai presidenti delle due Unioni e alle organizzazioni sindacali, invocando un tavolo di confronto per elaborare un progetto anticrisi condiviso.

Già poco tempo fa, veramente, tutti i consiglieri comunali, in un documento consiliare all’unanimità, avevano espresso le loro preoccupazioni sulla crisi che strozza le attività industriali della montagna e di riflesso l’intera rete del terziario e aveva richiesto l’istituzione urgente di un tavolo di confronto dei due versanti della montagna fra enti locali, parti sociali, organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese.

«Un appello, a parte l’eccezione della Cgil, caduto nel vuoto –, si legge nel nuovo documento, che continua – Il silenzio ci preoccupa nell’immediato per le condizioni di vita dei lavoratori e degli imprenditori, per la tenuta complessiva della nostra montagna, indebolita, dalla scelta scellerata del suo smembramento su criteri provinciali, in due enti separati. Un errore epocale pagato a caro prezzo da tutto il territorio in perdita di identità storica, culturale e ambientale, in espressione e progettualità politica, in potere contrattuale e in servizi, che dovrebbe farci pensare profondamente alla necessità urgente di ricomporla come unica espressione territoriale, sociale, economica e istituzionale». Il documento prosegue stigmatizzando «l’abulia della politica sul riordino delle autonomie locali».

Una politica che «Di fatto fa macello della democrazia diretta e partecipata, specie in territori marginali e montani, indebolendone la rappresentanza, togliendo risorse e obbligando i comuni a esosi prelievi in tassazione per garantire le risposte ai bisogni dei cittadini». Anche il passaggio dalle Comunità montane alle Unioni non convince i consiglieri: «Come se bastasse cambiare nome ad un ente e fare le sommatorie di uffici per creare risparmio ed efficienza», dicono. Il documento torna a dire a voce alta ciò che molti politici amiatini in questo momento stanno sottolineando e cioè che la «Riforma delle autonomie locali e la creazione di uno stato moderno non può essere attuata a colpi di accetta inferti alla cieca senza un piano che ridefinisca ruoli e competenze». Ci vuole condivisione in tutto questo, si legge nel documento, e soprattutto una riflessione politica, per evitare il rischio di innescare nuovi egoismi e tentazioni campanilistiche. I consiglieri chiedono, dunque, un tavolo di confronto, definendosi «Fanti allo sbaraglio di una guerra in difesa della democrazia: questo chiediamo, ad alta voce, non essendo nostro costume l’urlo, da questa periferia estrema, da dove arriva l’urgenza di dare gambe ad un tavolo di confronto fra gli attori principali dei due versanti della montagna per far fronte alla crisi e delineare un percorso per una aggregazione territoriale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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