Il Tirreno

Grosseto

Ex Mabro: cancelli chiusi in faccia alle istituzioni

di Enrico Pizzi
Ex Mabro: cancelli chiusi in faccia alle istituzioni

L’assemblea dei lavoratori si è svolta sul prato davanti all’azienda Fischi per Barontini all’uscita della fabbrica, Bonifazi prende in mano il megafono

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GROSSETO. L'assemblea della lavoratrici e dei lavoratori di Abbigliamento Grosseto, con il sindaco Emilio Bonifazi e il presidente della Provincia Leonardo Marras, non si è potuta svolgere nella sala mensa dell'azienda. Una mail, arrivata nel primo pomeriggio agli amministratori locali, ha comunicato loro che l'azienda non riteneva opportuno – visti i momenti di tensione tra dipendenti registrati il giorno prima – che l'assemblea si svolgesse in sala mensa. Dunque, cancelli chiusi e tutti fuori, a fare l'assemblea sul pratone davanti alla fabbrica, istituzioni comprese, che, certo, non hanno gradito il trattamento di Andrea Barontini e non hanno nascosto il loro disappunto, sia esplicitamene, sia implicitamente, non proferendo nemmeno una parola, quando l’amministratore della società è uscito dall'azienda ed è salito in auto, accompagnato da fischi e urla. Anzi, il sindaco Bonifazi si è unito al coro urlando al megafono: «Grazie per l'accoglienza!».

La volontà, comune a tutti, che è emersa ieri dall'assemblea, resta quella di rifiutare la proposta di concordato in bianco fatta dall'azienda e di andare a chiedere, subito, la Prodi bis, ovvero il commissariamento, con l'estromissione di Barontini dalla guida dell'azienda.

Il fronte della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, guidato dalla rsu Cgil resta compatto, poi, sulla linea dura, quella che passa anche dalle ingiunzioni di pagamento degli stipendi, perché «Vogliamo costringere Barontini – ha spiegato Manola Mengozzi – a scegliere subito tra il commissariamento o il fallimento». Ed è stata anche paventata l'ipotesi di occupare la fabbrica dalla stessa Mengozzi, in uno sfogo diretto al sindaco e al presidente della Provincia. «Noi – ha detto – sappiamo che ormai siamo in fondo, ma non abbiamo più nulla. Però questo è l'unico lavoro che ho, che abbiamo e se dovessimo incatenarci qui fuori o dormire qui – ha aggiunto – avremo bisogno di voi, della vostra presenza qui con noi». Il fronte di chi fino a oggi è stato disposto a lavorare, anche gratis, pur di garantire la continuità produttiva, comincia a sfaldarsi. «Io – ha detto in un accorato intervento Laura Valdambrini – a Barontini non regalo più nemmeno 5 minuti. A settembre avanzavo un mese di stipendio, ora ce ne avanzo 5». La fiducia nell'imprenditore è sotto i piedi. Resta il dubbio sul fatto che possa avere successo una richiesta della Prodi Bis presentata dai dipendenti. La rsu Cgil continua a confidare nelle parole di Giampiero Ciambotti, ex segretario della Filctem Cgil, che ne è convinto. Scettici, invece, i rappresentanti di Cisl e Uil. Per le istituzioni, si tratta di tentare, per un'ultima volta, di convincere Barontini a fare la richiesta della Prodi bis. Lo faranno, insieme alla Regione, sempre che Barontini non li bruci sul tempo con la richiesta di ammissione al concordato in bianco che, per lui, significherebbe mettere in sicurezza i conti dell'azienda da eventuali azioni dei creditori.

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