Finanza
Carabinieri “sfrattati” da Roccastrada
La spending review blocca i lavori per la nuova caserma, dal primo giugno i militari probabilmente lasceranno il paese
ROCCASTRADA. La caserma dei carabinieri di Roccastrada è destinata a chiudere. Stavolta non è propaganda politica, né un’uscita estemporanea in piazza di qualche pessimista. Adesso è realtà. Non sono bastati all’amministrazione 15 anni per individuare e realizzare un’alternativa al vecchio palazzo degli eredi Bernabei, in via Nazionale. Dal 1° giugno due sono le ipotesi: o un ripiegamento di competenze, mezzi e uomini su Ribolla, magari con il distacco di un agente anche su Roccatederighi, oppure la chiusura definitiva; che in tempi di spending review è ipotesi tutt’altro che azzardata.
Il 30 settembre 2012 erano scaduti i termini di una decennale procedura di sfratto giunta a conclusione, ma alla fine il Comune, grazie alla mediazione del prefetto Valentini, era riuscito a ottenere una proroga fino a maggio, in attesa che fosse avviata (e magari anche conclusa) la ristrutturazione del fabbricato di via del Pino, dove i carabinieri teoricamente avrebbero dovuto trasferirsi.
Nel 2008 il Comune siglò un contratto di acquisto e divenne a tutti gli effetti proprietario dell’edificio ex Enel in via del Pino, destinato a diventare la sede della nuova caserma dei carabinieri. Il rogito con l’Enel coronò un lungo percorso di collaborazione tra Comune di Roccastrada, Arma e Prefettura. Sembrava fatta.
Nell’ottobre del 2009 l’amministrazione Innocenti deliberò il progetto definitivo di ristrutturazione e il computo economico dell’operazione. Nei tre anni successivi, però, le procedure burocratiche per ottenere il via libera al recupero si sono arenate, tra ministeri, comandi, uffici amministrativi dell’arma e – aspetto non secondario, diciamo la verità – la mancanza di denaro. Qualcuno dice di convinzione. Sì, perché il Comune di Roccastrada, di questo trasloco che non c’è mai stato, avrebbe dovuto accollarsi onori e oneri: tutte le spese di ristrutturazione e arredo del nuovo fabbricato e soprattutto la rinuncia per il futuro al canone di affitto. La caserma, in pratica – lo dice la legge – a differenza del passato non la paga Roma ma l’ente locale attraverso la cessione dell’immobile in comodato d’uso gratuito.
Uno sforzo economico significativo, è vero, ma necessario per salvare un presidio che negli ultimi due anni ha dimostrato quotidianamente la sua utilità, con brillanti operazioni, arresti, prevenzione dei reati ad ogni livello. Il Comune – era l’autunno dell’anno passato – presentò un cronoprogramma con una serie di scadenze, a partire dal finanziamento per arrivare alla conclusione dei lavori. Ebbene, è stato puntualmente disatteso.
La nuova caserma, una volta sistemata (ma per ora è tutto fermo, esattamente come 4 mesi fa), avrebbe garantito spazi e attrezzature adeguate per coprire un territorio molto vasto e ospitare anche eventuali aumenti di personale. Adesso si profila invece il temuto trasferimento degli uomini nelle stazioni vicine e l’interruzione del servizio, oppure la definitiva cancellazione del presidio. «Lo sapevo che sarebbe finita così - commenta l’ex consigliere comunale Fabrizio Tronconi, per il quale la caserma è un cavallo di battaglia fin dai tempi di Marras - tanti roccastradini non si sono mai fidati delle promesse di questi amministratori.
E avevano ragione. Adesso pare che si vada incontro a questa storica interruzione del servizio. E speriamo sia solo un’interruzione perché il contesto sociale a Roccastrada negli ultimi anni ha subito un drastico peggioramento. Basta leggere quotidianamente la cronaca locale e le statistiche sull’illegalità». Come dargli torto?
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