Il Tirreno

Grosseto

«L’80% dei debiti è nei nostri confronti»

di Francesca Gori
«L’80% dei debiti è nei nostri confronti»

Assemblea infuocata alla Mabro: i lavoratori sospendono lo sciopero ed entrano in fabbrica, convocate oggi le istituzioni

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GROSSETO. La differenza è tutta in una vocale. In sala mensa Nadia Perino, in laboratorio Emanuela Perin. Scherzi di un destino che si incrocia nel capannone di via Senese. Da una parte la rappresentante dei lavoratori della Cgil che ieri mattina ha aperto la strada per l’assemblea permanente, dopo essere rientrata, con un centinaio di lavoratori, in azienda. In ballo non c’erano giacche da cucire o pantaloni da produrre, ma l’accesso alla cassa integrazione e la rivendicazione di un diritto, quello allo sciopero, che stava venendo meno negli ultimi giorni. Una spaccatura, quella tra lavoratori che ieri mattina è venuta fuori netta alla Mabro quando, l’assemblea dei lavoratori della Cgil ha votato l’assemblea permanente. Fino a oggi pomeriggio, quando alle 17.30 le istituzioni entreranno di nuovo nello stabilimento per incontrare i lavoratori. Ci saranno i rappresentanti della Provincia e del Comune oltre ai sindacati. Cgil, Cisl e Uil oggi saranno insieme. Il 6 maggio, poi, lo studio Franchi, consulente dell’imprenditore pratese, presenterà il concordato in bianco al tribunale e contestualmente partirà la richiesta per l’attivazione della Prodi bis. In sostanza, Barontini ha rimesso tutto nelle mani del commercialista Fabrizio Franchi e dell’avvocato Macherini, che hanno il compito di traghettare la Mabro fuori dal pantano in cui è scivolata da due anni a questa parte, da quando Abbigliamento Grosseto è stata rilevata dall’imprenditore laniero.

«C’è un treno che parte alle 7.40», era il messaggio che i rappresentanti dei lavoratori della Cgil avevano girato ai colleghi che nell’assemblea della scorsa settimana avevano deciso di andare avanti con lo sciopero. Sospeso, poi, giovedì sera. «Ma da venerdì - spiegano - anziché metterci in cassa integrazione o richiamarci al lavoro, l’azienda ha continuato a considerarci tutti in sciopero. Anzi, ci ha chiamati a casa per chiederci se aderivamo o meno». E questo, potrebbe anche essere comportamento antisindacale. Ieri mattina quindi, davanti alla Mabro un centinaio di dipendenti ha deciso di entrare, di stare in fabbrica mezz’ora, conquistando così il diritto alla cassa integrazione. Che riscuoteranno, chissà come e chissà quando. Una volta fuori poi, la proposta fatta dalle rsu Cgil è stata quella dell’assemblea permanente e di un nuovo incontro con le istituzioni. L’urgenza, è quella della presentazione della Prodi bis. «L’azienda - dice Elena Moschini - continua a mettere disagio su disagio, a creare tensione anche fra noi lavoratrici. C’è uno sfratto, le macchine sono all’asta e loro ci mettono tutte in sciopero quando abbiamo comunicato all’azienda che avevamo interrotto la forma di protesta». c’è la battaglia sindacale, ma c’è, soprattutto, la lotta per lo stipendio che ormai manca da gennaio e che quando arriva, non solo arriva a singhiozzo ma mette nelle tasche di queste donne soltanto spiccioli. «Quest’azienda è nostra - dice Nadia Perino - perché lo stato d’insolvenza, per l’80% riguarda i crediti dei lavoratori, l’Inps e il Previmoda. La Prodi bis andava attivata subito e bisogna fare in modo che venga richiesta dall’azienda perché qui si rischia davvero di mettere la parola fine al nostro stabilimento». L’unità sindacale non si è trovata, nemmeno ieri. Oggi arriveranno le istituzioni. Ma non sarà facile: da gestire non sono 224 dipendenti ma la disperazione di chi ormai ha il conto in rosso da mesi.

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