Il Tirreno

Grosseto

Libera Caccia non ci sta: «Ora Consiglio di Stato»

di Gabriele Baldanzi
Libera Caccia non ci sta: «Ora Consiglio di Stato»

L’associazione, battuta al Tar dopo il ricorso sui comitati di gestione degli Atc, va avanti nella propria battaglia legale. Isidori: «Errori materiali del giudice»

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GROSSETO. Libera Caccia non ci sta. «Dopo il danno la beffa» - scrive Paolo Isidori - responsabile della sezione grossetana.

Il riferimento è a una sentenza del Tar della Toscana di qualche giorno fa che ha visto la Provincia di Grosseto prevalere sul ricorso presentato proprio da Libera Caccia.

Nei mesi scorsi l'associazione aveva presentato a Firenze un ricorso in cui si metteva in dubbio la legittimità di una delibera del consiglio provinciale, la 43 del 20 novembre scorso, nella quale si ratificavano i comitati di gestione degli Atc 6, 7 e 8 e si nominavano alcuni esponenti delle associazioni venatorie più rappresentative. Ebbene Libera Caccia contestava, nel suo ricorso, alcune nomine nei comitati di gestione degli Atc 6 Colline Metallifere e 7 Grosseto.

Si domandava al giudice del tribunale amministrativo regionale l'annullamento della delibera e di ogni altro atto connesso e consequenziale. Tradotto in soldoni si dibatteva sul rispetto (mancato secondo Libera Caccia) delle disposizioni contenute nel Testo unico di attuazione della legge regionale 3/1994, che prevede che negli organismi di governo degli Atc vi siano tre membri appartenenti alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale dove presenti in forma organizzata nel comprensorio.

Ciò non sarebbe avvenuto, negli Atc 6 e 7, nei confronti di Libera Caccia con violazione del criterio pluralistico su cui si fonda il principio di rappresentatività.

«Ora è vero - commenta Isidori - che quando si va in giudizio non si può mai sapere come va a finire, ma scoprire che un giudice del Tar non ha nemmeno letto la documentazione del ricorso lascia l'amaro in bocca, a meno che la Provincia, come pare risultare dalla sentenza, non abbia comunicato dati sbagliati. Sarebbe il colmo. Non si spiega in altro modo il fatto che questo giudice dopo aver letto che la Libera Caccia è la terza associazione, per numero di iscritti, a livello provinciale e la seconda nell'Atc 7, si possa confondere dichiarando che non può avere rappresentanti perché ha solo 180 (centottanta) associati. Peccato che quelli sono gli associati dell'Anuu e non di Libera Caccia».

Poi Isidori insiste: «Non mi meraviglio più di nulla dopo aver visto gli errori commessi nelle nomine dalla Provincia. Hanno messo un solo rappresentante di Libera Caccia e nominato invece rappresentanti di associazioni ambientaliste non presenti nel consiglio nazionale per l'ambiente, come espressamente richiesto nella legge nazionale 157».

«Anche il piano faunistico-venatorio - conclude Isidori - è stato oggetto di pesanti osservazioni da parte della Regione e proprio molte di queste osservazioni sono state la causa del parere contrario al piano espresso dalla Libera Caccia, come l'obbligo per gli Atc di acquistare solo selvaggina dal Cpps di Scarlino ad un prezzo più alto di quello di mercato. Purtroppo per il provinciale della Libera Caccia i 7.000 euro di costo del ricorso al Tar sono molti e un ulteriore ricorso, al consiglio di stato, rappresenterà una spesa molto onerosa, ma a malincuore la sosterremo».

Per la cronaca Libera Caccia, anche nel 2012, ha aumentato i propri soci passando dai 1.366 a 1.442, cioè il 16,1% dei cacciatori maremmani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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