Italia
Ex Mabro, Cerciello spinge l’acceleratore sulla Prodi bis
GROSSETO. «La soluzione proposta dalle rsu della Cgil è l’unica possibile. Il dispiacere più grande è dover dire che i rappresentanti dei lavoratori che chiedono la Prodi bis da mesi avevano...
GROSSETO. «La soluzione proposta dalle rsu della Cgil è l’unica possibile. Il dispiacere più grande è dover dire che i rappresentanti dei lavoratori che chiedono la Prodi bis da mesi avevano ragione su questa scelta». Emanuel Cerciello, assessore allo Sviluppo economico del Comune, è impaziente. La vertenza ex Mabro, lui, la sta seguendo dall’inizio, da quando il patron Andrea Barontini, è tornato a sedersi al tavolo anti crisi aperto dalla regione Toscana. «Perché quella fabbrica - spiega - è indispensabile per il nostro territorio. E invece ho proprio paura che ormai si sia arrivati alla fine». È amareggiato, Cerciello. Ma soprattutto ha paura che ormai sia troppo tardi per un salvataggio che presenta più di un problema: lo sfratto che potrebbe diventare esecutivo a breve, la vendita del marchio e quella dei macchinari. «La cosa che mi dà più pensiero - aggiunge l’assessore - è che possa arrivare l’ufficiale giudiziario e mettere tutti fuori dalla fabbrica. Non si doveva arrivare a questo punto, ho paura che questa scelta sia stata fatta qualche mese fa, senza tenere in considerazione quello che le lavoratrici e i sindacati denunciavano». Ora sul tavolo c’è la proposta del concordato in bianco, quello in continuità e poi l’accesso alla Prodi bis. «Ma Barontini avrebbe dovuto pagare due mesi di stipendio ai dipendenti - dice - ma questo ancora non è stato fatto». Quello che è certo, oggi, è che anche l’assessore spinge l’acceleratore sulla Prodi bis. Così come continuano a fare le rsu della Cgil che hanno chiamato domani mattina alle 7.40 tutti i lavoratori a raccolta davanti ai cancelli della fabbrica. L’ennesima assemblea per decidere come andare avanti in questa fase di difficoltà e soprattutto l’ennesimo appuntamento per decidere il da farsi ora che lo sciopero è stato revocato. Da una parte infatti più di cento dipendenti, molti dei quali iscritti anche alla Cisl e alla Uil che non hanno appoggiato questa decisione, hanno portato la busta paga all’ispettorato del lavoro per vedersi riconoscere lo stipendio o, nel caso in cui l’azienda non potrà pagare, dichiarare lo stato d’insolvenza della società. «Ho paura però che anche questa azione sia arrivata in ritardo - aggiunge Cerciello - e mi fa anche arrabbiare il pensiero che chi ha gestito questa faccenda, abbia deciso di arrivare a questo punto». Barontini, insomma. «Sì, come legale rappresentante della società è responsabile di questa situazione - dice - ma deve essere chiaro che tutti gli attacchi fatti nei suoi confronti non sono mai nati da motivi personali. Non ho nulla contro la sua persona».
Francesca Gori
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