Il Tirreno

Grosseto

10 LUOGHI DA SALVARE Cinema per topi, ma c’è uno spiraglio

di Maurizio Bernardini
10 LUOGHI DA SALVARE Cinema per topi, ma c’è uno spiraglio

Chiuso da anni, poteva diventare moschea, ma è nel degrado. Con il nuovo regolamento urbanistico può rinascere

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GROSSETO. Lo spiraglio c’è. E, se tutto andrà per il verso giusto, l’edificio che un decennio fa ospitava il cinema Marraccini tornerà a splendere. È tutto appeso al regolamento urbanistico il destino di uno dei più significativi palazzi grossetani. Qualcosa - in quello che è il quarto “luogo da salvare” proposto dal Tirreno - si sta muovendo, tra incontri, richieste più o meno ufficiali e progetti custoditi in un cassetto pronto a schiudersi.

La storia. Lo splendido disegno del palazzo voluto dal macellaio Giovanni Marraccini è dell’ingegnere romano Renato Della Rocca. Siamo in pieno ventennio fascista (1926) quando il professionista mette nero su bianco le linee dell’edificio, in stile liberty. Tutto resta in pugno alla famiglia Micheli per ben tre generazioni e il palazzo sfugge anche ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Con il tempo diviene simbolo del relax per migliaia di maremmani. Riesce a sopravvivere al glorioso cinema Astra, ribattezzato “Pidocchino” proprio dai nemici-amici del Marraccini in seguito a un repentino taglio del costo del biglietto. Sì, perché un tempo le multisala in mano a imperi aziendali non c’erano: la concorrenza, quella che faceva chiacchierare e sorridere nei caffè e nei circoli in città, la portavano avanti le famiglie.

Tira e molla. Sono i primi anni del Duemila quando il Marraccini inizia a subire i colpi dell’avvento di una multisala in città. Circolano voci e si insinuano dubbi. Nel 2003 vengono spente le cineprese. Tanti i soggetti in campo: dal Comune alla Provincia, passando per la Curia e un paio di banche. Ma l’affare per via istituzionale sfuma e l’immobile finisce nelle mani di un privato, Riccardo Demi. È il colpo di scena, così come un colpo di scena (da cinema, se volete, ndc) è quell’indiscrezione che dà per imminente il passaggio di consegne a un gruppo islamico: “lì vogliono farci una moschea, a cento metri dal duomo” dicono in tanti. Ma siamo alle porte di un’accesa campagna elettorale e non manca chi accenna a una bufala in bello stile. Tra l’ipotesi – vera o fasulla – della moschea e l’avvento di Riccardo Demi c’è anche spazio per l’interesse della Curia: da quelle parti avrebbe intenzione di mettere su un museo di arte sacra. Ma non se ne farà di nulla. Ultimo capitolo ancora con al centro il Comune, ma Bonifazi punta tutto sull’acquisto del teatro Moderno: “Per diverse ragioni strutturali e di utilità” dirà più avanti. Intanto il palazzo viene vincolato dalla Direzione per i beni culturali e paesaggistici della Toscana che copre sia gli esterni che gli interni dell’edificio.

Il viaggio. Facciamola breve: scatoloni, un paio di bottiglie di vetro rotte e guano di piccioni ovunque: quello che un tempo era il paesaggio attorno al Marraccini oggi è pattume. Lungo via Mazzini trascorrono turisti e grossetani, automobili e biciclette. Ma lo spettacolo che va in scena non può essere definito decoroso. Almeno per una volta non ci imbattiamo in qualche sorcio: solo gatti. La facciata dell’edificio è malconcia. Un tempo da queste parti trascorrevano il loro pomeriggio intere famiglie. Oggi, oltre alle colonie feline, a rendere meno solo il Marraccini sono famiglie di piccioni. Il retro del palazzo, quello che dà sulle Mura, è pieno zeppo di macchie d’urina e vernice vomitata da qualche genio della notte. Dove un tempo c’era l’ingresso alle sale campeggia ancora la storica, polverosa, insegna: fosse un film, il Marraccini oggi avrebbe il retrogusto drammatico dell’amarcord.

Il progetto. Rinascere si può. Dove girellano centinaia di piccioni e dove i gatti braccano possenti roditori può tornare a splendere qualcosa di utile per l’intera città. Qualcosa di cui non ci si debba vergognare. Il disegno del recupero è figlio dell’architetto Stefano Giommoni che ci ha lavorato insieme alla collega Erica Foggi e all’ingegnere Patrizio Bellucci. A commissionare il progetto è stata direttamente la stessa proprietà del Marraccini. L’opera prevede al piano terra la nascita di un auditorium da duecento posti, oltre a spazi commerciali, book shop e art caffè. Salendo al primo piano è stata pensata una sala espositiva (collegata all’auditorium) e un giardino esterno, destinato a essere di pertinenza agli spazi commerciali. Alcuni uffici potrebbero infine spuntare al secondo piano. Per gli spostamenti interni al palazzo è stato ideato un accattivante ascensore in vetro, un qualcosa che potrà fare da filo conduttore tra via Mazzini e la passeggiata sulle Mura. Il Marraccini è un bene storico vincolato. Ma nessuna delle opere intese nel progetto andrà a stravolgere la struttura originale del palazzo. Tutto bene dunque? Non proprio: i dettagli del piano studiato dai professionisti sono stati allegati nell’osservazione al regolamento urbanistico presentata dalla proprietà del Marraccini. E, anche se voci di corridoio danno l’istanza come accolta, per il via libera c’è ancora da attendere. Per il momento si è parlato dell’ennesima ordinanza che il sindaco potrebbe emettere per intimare ai proprietari alcuni lavori e pulizie. Ma sono, ancora una volta, solo chiacchiere o poco più. La certezza è che la bella stagione, quella che porta turisti a passeggio per le viuzze del centro, sta arrivando. Se il recupero del Marraccini sia destinato o meno a essere fatto sarà il regolamento urbanistico a deciderlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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