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Scontro fra Parco e (alcuni) agricoltori

Scontro fra Parco e (alcuni) agricoltori

Lettera anonima accusa: «Non pagano i danni degli ungulati». Ma la Venturi replica: «I soldi ci sono ora come sempre»

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ALBERESE. All'interno del Parco della Maremma ci sono agricoltori che hanno scelto da sempre la strada del dialogo e una minoranza che invece, in questa fase, preferisce fare opposizione.

Senza sconti. La discussione, stavolta, è sull'aumento dei danni alle colture da parte degli ungulati. Puntuale è arrivato tre giorni fa l'attacco ai vertici dell'ente, tirando in ballo, in modo sfumato, anche il disimpegno delle associazioni di categoria.

In una lettera inviata a giornali e tv locali questi agricoltori, che peraltro non si firmano, minacciano una mobilitazione e chiedono che vengano accolte alcune proposte avanzate nel gennaio scorso “per ridurre la sconsiderata presenza di ungulati nel Parco e all'interno delle proprietà private”. Quali? Creare colture a perdere recuperando quei coltivi che negli anni sono rimasti fermi; intervenire con una immediata manutenzione delle vecchie recinzioni; infine consentire una risolutiva gestione degli ungulati affidandola agli agricoltori.

«Si sono persi già tre mesi in chiacchiere con gli amministratori - proseguono “gli agricoltori veri del Parco” (si firmano così) - ma non s'intravedono soluzioni. Il nostro parco è riconosciuto a livello europeo ma purtroppo nella realtà non riesce a portare valore aggiunto per l'agricoltore che lavora i propri campi. Molti di noi, anzi, sono costretti ad abbandonare le terre. Adesso basta. Alzeremo di nuovo le barricate».

La replica. Il presidente e il direttore del Parco della Maremma hanno subito replicato: «Siamo sorpresi e dispiaciuti dell'attacco frontale e a nostro avviso ingiustificato che è stato portato all'Ente Parco da alcuni agricoltori nostalgici del trattore in piazza - scrivono Lucia Venturi ed Enrico Giunta - proprio nel momento in cui i lavori del tavolo tecnico, che va avanti dal novembre scorso e al quale partecipano i vertici delle associazioni agricole, oltre a rappresentanti della Provincia e dell'Atc 7, stanno definendo un percorso condiviso per la gestione e la risoluzione del problema dei danni arrecati dalla fauna selvatica. Peraltro ciò che scrivono questi agricoltori in alcuni passaggi del loro sfogo non corrisponde al vero».

Ma andiamo per ordine. «Premesso che il Parco continua a credere nella strada del dialogo e delle sinergie con tutti gli interessati alla questione - si legge in una nota firmata da presidente e direttore -vogliamo evidenziare innanzitutto come il rischio che il Parco non paghi i risarcimenti sia una notizia inventata e priva di ogni fondamento».

«Nessuno - spiega il presidente Venturi - ha mai detto questo. Abbiamo detto, invece, che noi per primi vorremmo impiegare in futuro questo denaro in modo diverso per il territorio. Comunque i soldi per pagare i danni, naturalmente, ci sono».

Il direttore Giunta ricorda poi che dal novembre scorso al Parco si sono già svolte cinque riunioni del tavolo tecnico, l'ultima il 16 aprile scorso. Qui si è parlato delle problematiche inerenti la convivenza tra Parco e agricoltori.

Poi sono state determinate delle misure da attuare. Non solo. «Al fine di rendere ancora più continuo e diretto il rapporto tra il Parco e il territorio sono stati individuati tre referenti tra gli stessi agricoltori locali al fine di migliorare ulteriormente il rapporto tra ente, associazioni e singoli operatori. Adesso qualcuno, fuori dai canali istituzionali e per non meglio precisati motivi, forse di carattere personale, vuole far saltare il banco e riportare indietro le relazioni di 15 anni».

Anche sul fatto che sarebbe in corso una “fuga di agricoltori dall'area Parco”, la Venturi smentisce. «È esattamente il contrario. E non lo dico io, ma le associazioni per prime e soprattutto i dati raccolti dagli agronomi secondo corretti criteri tecnico/scientifici. Nel Parco sono in sensibile crescita le aree coltivate e nonostante ciò, insieme al notevole incremento dei prezzi delle colture registrato negli ultimi due anni, il costo dei danni rifusi agli agricoltori non è aumentato».

La chiosa della Venturi è molto chiara: «Non è attraverso i ricatti, le manifestazioni di piazza, o disconoscendo i tavoli e le trattative in corso con le associazioni di categoria, che si potrà migliorare la situazione e ottenere quei risultati che vogliamo tutti: la riduzione del numero degli ungulati e dei conseguenti danni alle colture agricole».

Per la cronaca in un recente incontro avuto con l'assessore regionale all'agricoltura Gianni Salvadorie con le associazioni agricole è stata condivisa e apprezzata la "road map" messa a punto dal Parco della Maremma per affrontare e risolvere i conflitti in maniera partecipata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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