Il Tirreno

Grosseto

«Salviamo gli allevamenti sono la nostra ricchezza»

di Sara Landi
«Salviamo gli allevamenti sono la nostra ricchezza»

Appello di Franco Mattei, delle “Guinze”: «Vanno trovate soluzioni per gli attacchi dei lupi e dei canidi. Il pecorino è il biglietto da visita della Maremma»

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PRESELLE. «Le stragi di pecore negli allevamenti da parte dei predatori stanno distruggendo un’eccellenza dell’economia maremmana, provocando una moria di aziende che è secondo me ancora troppo sottovalutata». A lanciare l’allarme è Franco Mattei, 52enne allevatore di Preselle: qui, sulle colline a metà strada tra il capoluogo e Scansano c’è l’azienda di famiglia, Le Guinze, e ci sono soprattutto le sue duecento pecore da latte. Ovvero il suo patrimonio, la fonte di reddito della sua famiglia. Mattei è uno dei fornitori del Caseificio sociale di Manciano a cui conferisce il latte che i suoi capi producono. «Attacchi non ne ho mai subiti fortunatamente – spiega Mattei – ma sono costretto a tenere le pecore chiuse in un recinto quando invece dovrebbero per l’80% nutrirsi di erba al pascolo libero, nelle ore fresche e di notte». Questa è l’unica strategia possibile, dice, per difendersi dagli attacchi «anche se ormai i predatori non colpiscono solo di notte. Non dobbiamo dimenticare che il pascolo libero significa rispetto e conservazione del territorio perché non si usano né diserbanti né anticrittogamici quindi sarebbe importante anche da un punto di vista ambientale ed ecologico continuare con questa pratica». Senza contare che la qualità di vita delle pecore in allevamento influisce anche su quella del latte e, in ultimo, del pecorino. «Io non ce l’ho con i lupi – spiega Mattei –. Loro fanno i lupi e seguono il loro istinto predatorio. E non è tanto importante secondo me distinguere se si tratta di lupi o di ibridi incrociati: la conseguenza dell’attacco a un allevamento alla fine è la stessa, indipendentemente dalla specie di predatori. Noi allevatori ci rimettiamo i capi sbranati e paghiamo il prezzo dello stress procurato alle altre pecore che smettono di fare il latte o hanno aborti spontanei». Il fenomeno, lamenta l’allevatore di Preselle, è ormai ai livelli di guardia: «Sono preoccupatissimo per i tanti colleghi costretti a chiudere l’attività e al tempo stesso per i tanti giovani che pure vorrebbero intraprendere questo lavoro duro ma gratificante. Per questo ho deciso di fare questo appello pubblico. I primi a pagare sono gli allevamenti più piccoli, quelli con 20-50 capi, e sono loro le sentinelle di un problema che non può più essere trascurato». Cosa chiede Mattei alle istituzioni? «Faccio un paragone forte, è come se si volessero abbattere tutti i pini per salvare le processionarie. L’obiettivo delle istituzioni deve essere tutelare le aziende, spesso a carattere familiare, che danno posti di lavoro e pagano le tasse. La Maremma è famosa ovunque per il suo pecorino, oltre che per il vino, l’olio e il resto, ma allora dobbiamo fare di tutto per salvare gli allevamenti».

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