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Grosseto

A casa sua si iniettavano l’eroina

A casa sua si iniettavano l’eroina

Spaccio, condannato a 4 anni un tunisino arrestato dalla squadra mobile

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GROSSETO. La sua era la casa dove chi voleva poteva non solo comprare l'eroina ma anche iniettarsela. Così aveva accertato la squadra mobile, che aveva compiuto il blitz in quella casa di via Genova, il 17 febbraio 2012, e arrestato Chedli Azouz, 33 anni cittadino tunisino clandestino, ancora in carcere. E così ha ritenuto anche il gup Valeria Montesarchio, che l'ha condannato a 4 anni e 4 mesi più 20mila euro (interdizione dai pubblici uffici per 5 anni) per una lunga serie di episodi di spaccio confermati da molti tossicodipendenti, di cui lo straniero ("Sabri" il nome con cui era conosciuto) teneva una lista scritta a mano su un foglio. La scelta del rito abbreviato ha comportato lo sconto di un terzo: il pm Alessandro Leopizzi aveva chiesto 3 anni e mezzo più 10mila euro. Difesa Andrea Coscarelli.

Il giudice dice no all'ipotesi del consumo di gruppo prospettato dal difensore, sì al riconoscimento dell'esistenza di un diffuso circuito di spaccio (7 i clienti individuati), con dosi di eroina pagate tra i 30 e i 50 euro. Il giudice ha esaminato il rapporto della polizia e in particolare quanto avvenuto quel 17 febbraio: gli agenti - che già da giorni avevano ricevuto la notizia e che avevano organizzato un servizio di appostamento - avevano fermato un tossicodipendente, appena uscito, che aveva dichiarato di essersi appena iniettato una dose e di frequentare quasi quotidianamente quella casa.

Una versione confermata più tardi dalla sua fidanzata. Quando la narcotici era entrata, Azouz aveva ingoiato qualcosa: 4 dosi di eroina, secondo l'imputazione che comprende anche la detenzione illecita di 328 millilitri di metadone. Dentro casa c'erano anche 26 siringhe usate e 16 pronte all'uso, 2 cucchiai sporchi di eroina, 2 lacci emostatici, buste di cellophane e 220 euro di cui "Sabri" non avrebbe saputo giustificare la provenienza. Non credibile secondo il giudice la ragazza fermata per seconda, quando questa sostiene che la droga era di sua proprietà. E prova dell'attività di spaccio viene anche dal contenuto degli sms trovati nel telefonino di Azouz.

(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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