Il Tirreno

Grosseto

Nomine negli Atc, la Provincia vince al Tar

Nomine negli Atc, la Provincia vince al Tar

Bocciato il ricorso di Libera Caccia: l’associazione si sentiva “poco rappresentata” rispetto ad altre

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GROSSETO. In attesa delle sentenze sulle contestazioni mosse al Piano faunistico-venatorio, la Provincia di Grosseto incassa un primo successo al Tar della Toscana. Nei mesi scorsi l’associazione Libera Caccia, sezione di Grosseto, rappresentata dall’avvocato Silvia Bertolucci, aveva presentato a Firenze un ricorso in cui si metteva in dubbio la legittimità di una delibera del consiglio provinciale, la 43 del 20 novembre scorso, nella quale si ratificavano i comitati di Gestione degli Atc 6,7 e 8 e si nominavano alcuni esponenti delle associazioni venatorie più rappresentative.

Ebbene Libera Caccia contestava, nel suo ricorso, alcune nomine nei Comitati di gestione degli Atc 6 Colline Metallifere e 7 Grosseto, in particolare quelle espressione delle associazioni Federcaccia e Arcicaccia. Si domandava al giudice del tribunale amministrativo regionale l’annullamento della delibera e di ogni altro atto connesso e consequenziale.

Tradotto in soldoni si dibatteva sul rispetto (mancato secondo Libera Caccia) delle disposizioni contenute nel Testo Unico di attuazione della Legge regionale 3/1994, che prevede che negli organismi di governo degli Atc vi siano tre membri appartenenti alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale dove presenti in forma organizzata nel comprensorio. Ciò non sarebbe avvenuto, negli Atc 6 e 7, nei confronti di Libera Caccia con violazione del criterio pluralistico su cui si fonda il principio di rappresentatività.

In realtà la Provincia di Grosseto in un primo momento aveva invitato le associazioni venatorie a indicare i membri di comune accordo, ma così facendo, ogni volta, risultavano designati i candidati “di bandiera”. Alla fine il presidente Marras e il consiglio provinciale procedettero tenendo conto del numero di iscritti di ciascuna associazione a livello provinciale. La Provincia raccolse i dati degli iscritti riscontrando che Federcaccia aveva oltre 4.100 tesserati nei tre ambiti, Arcicaccia 2.200 e le altre associazioni un numero inferiore. La Provincia ritenne così di garantire il criterio pluralistico assegnando ai “sindacati minori” (si fa per dire) un solo rappresentante in uno degli Atc in esame e per il resto ripartì i posti tra le due associazioni che rappresentano la stragrande maggioranza dei cacciatori grossetani.

Il giudice ha dato ragione all’amministrazione provinciale ritenendo fuorviante l’interpretazione della norma proposta da Libera Caccia. «La scelta della Provincia infatti _ scrive il giudice _ deve tener conto del livello di rappresentatività locale anche perché sarebbe assurdo che potessero aver voce in capitolo associazioni che non hanno rilevante presenza nell’Atc da gestire». Non è escluso che Libera Caccia si rivolga al Consiglio di Stato.

Gabriele Baldanzi

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