Il Tirreno

Grosseto

Il Comune pensa di restituire i soldi

di Enrico Pizzi

Critica l’opposizione dopo la sentenza del Tar sulle tariffe degli asili, in dubbio l’appello al Consiglio di Stato

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GROSSETO. Ricorrere al Consiglio di Stato o no, oppure chiudere la vertenza trattando allo stesso modo chi ha fatto ricorso al Tar e chi, invece, ha pagato le nuove tariffe.

La giunta comunale deve decidere cosa fare, dopo la sentenza del Tar che ha annullato l'efficacia, per l'anno scolastico 2012-2013, della delibera di consiglio comunale che stabiliva le nuove tariffe per gli asili gestiti da Iside. Insomma, è tutto da rifare e c’è da capire, ora, come bisogna muoversi per uscire da questa situazione.

Nuove tariffe. Unica certezza è che le tariffe approvate a luglio 2012 saranno applicate il prossimo anno scolastico, salvo la modifica su cui si stava lavorando e che potrebbe essere rallentata proprio dalla sentenza del Tar, perché – spiega l'assessore Luca Ceccarelli – una modifica delle tariffe, in questo momento, esporrebbe il Comune a un nuovo ricorso, qualora qualche famiglia si dovesse trovare a pagare più di quanto preventivato.

Ma perché non è stata fatta prima?

«Abbiamo aspettato – spiega Ceccarelli – perché l'avvocato, nelle more del Tar, ci aveva consigliato così».

Richiesta dimissioni. Ceccarelli non sembra dare peso alle richieste di dimissioni che gli piovono addosso.

«Le sentenze si rispettano – dice – e in quanto alle dimissioni, ho sempre detto di essere precario». Ma c'è da giurare che la richiesta gli arriverà, con forza, nel corso della seduta congiunta della II e della II commissione consiliare che i gruppi di opposizione di centrodestra, dopo la pubblicazione della sentenza del Tar, hanno chiesto di convocare d'urgenza.

Le scelte possibili. Nei prossimi giorni l'amministrazione consulterà un legale per valutare se andare davanti al Consiglio di Stato, ma potrebbe anche decidere di soprassedere e di frugare nelle casse comunali per restituire alle famiglie che non hanno fatto ricorso ciò che è stato pagato in più rispetto alle vecchie tariffe, in modo da non creare disparità di trattamento.

Il danno economico. Il danno, qualunque esso sia, a partire dalla condanna alle spese legali, graverà sulle casse comunali.

Questo sembra di capire proprio dalle parole di Ceccarelli quando gli si chiede chi dovrà pagare se, a bocce ferme, il Comune continuerà a essere nel torto.

Insomma, nessun responsabile per una delibera approvata in consiglio e corredata di pareri tecnici.

Almeno le scuse. Giacomo Cerboni e Luca Agresti (gruppo Pdl) sottolineano che la sentenza «Ha affermato indirettamente che i cittadini non possono essere posti nella condizione di vivere prevenuti o diffidando dell'operato della politica e della pubblica amministrazione».

Agresti e Cerboni si chiedono quali conseguenze avrà la sentenza sulle entrate del bilancio, impostato sui rincari delle tariffe, e se l'amministrazione vorrà davvero modificarle.

«Non ci illudiamo che l'assessore si dimetta – dicono – ma ci piacerebbe che almeno chiedesse scusa».

Bando da rivedere. Alla luce della sentenza, il gruppo Lolini ritiene «che sia indispensabile analizzare quanto prima il bando di rinnovo delle iscrizioni fatto sottoscrivere ai genitori» dove si dice che non si può quantificare la spesa per il servizio.

Stando alla sentenza del Tar, «il costo della prestazione deve essere menzionato nel momento della conclusione dell’accordo cioè al momento dell’adesione».

Bastava il buonsenso. «Forse il buonsenso – scrive il capogruppo di Fratelli d'Italia, Fabrizio Rossi – poteva evitare l’ennesima brutta figura di questa amministrazione. L’assessore, dopo mesi di dibattiti e commissioni, dovrebbe dimettersi per coerenza. Inoltre non dovrebbe essere appellata la sentenza per evitare che a carico dell’ente ci sia un nuovo esborso di denaro».

Incapacità e approssimazione. La sentenza del Tar, per la capogruppo di Sel Cristina Citerni «dimostra, ancora una volta, l'incapacità ed il livello di approssimazione con i quali questa amministrazione affronta i problemi della collettività. L'assessorato alle politiche educative, poi, si distingue per la caparbietà nel continuare a sottrarsi all'ascolto dei cittadini».

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