Il Tirreno

Grosseto

Da Ponte: «I soldi spariti? Colpa della crisi»

Il Madoff della Maremma parla in aula, venerdì l’udienza del processo per i 250 milioni all’estero

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Duecentocinquanta milioni di euro scomparsi nel nulla, oltre trecento persone truffate e un uomo che da solo si è meritato il soprannome di “Madoff della Maremma”. Robert Da Ponte, ieri mattina, ha deciso di raccontare con le sue parole quello che è successo. Il perché di quei soldi che non si trovano più lo ha spiegato il sessantottenne di Los Angeles al giudice: colpa della crisi, ha detto, che ha fatto saltare un sistema che fino ad allora funzionava alla perfezionava. E garantiva ottimi guadagni. «Utilizzando una battuta - dice l’avvocato Balsimelli, che difende Robert Moore - è successo in Svizzera quello che è capitato a tanti istituti italiani». Una diminuzione del 30% negli investimenti e alcuni affari che non hanno avuto i rendimenti sperati. D’altra parte, chi aveva investito quei soldi con Da Ponte e con i suoi 12 collaboratori che sono stati indagati e citati a giudizio insieme a lui, sapeva comunque di fare operazioni che potevano comportare alcuni rischi.

Ieri mattina, nell’aula bunker del tribunale di Firenze, Robert Da Ponte è apparso provato, rispetto alle altre udienze del processo nel quale è giudicato con il rito abbreviato. La voce meno ferma, gli occhi meno fissi del solito. Il sessantottenne che viveva in una lussuosa villa della pineta di Roccamare sa che si sta avvicinando la fine del processo. Il giudice ha già fissato la prossima udienza, che si svolgerà venerdì. E proprio tra due giorni potrebbe anche essere emessa la sentenza, nonostante che il gup debba ancora sciogliere la riserva sull’ammissione delle parti civili al procedimento.

Da Ponte ha anche spiegato al giudice, così come aveva fatto durante l’interrogatorio di garanzia, come era composto il complesso organigramma di società con le quali lavorava. Professionista serio e dedito alla sua professione, ha ribadito più volte. «E per sottolineare di nuovo la bontà delle sue parole e delle sue intenzioni - aggiunge l’avvocato fiorentino - Da Ponte ha anche ribadito la volontà di risarcire, per quanto gli sarà possibile, i clienti che hanno perso soldi in questi investimenti». Risarcimento che ovviamente non è stato stimato. Da Ponte, che è ancora rinchiuso nel carcere di Prato, aveva anche manifestato la volontà di mettere in vendita la sua casa, la super villa di Roccamare che però è ancora fuori dalle sue disponibilità, sotto sequestro da parte della Procura.

Francesca Gori

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