Il Tirreno

Grosseto

Buste paga all’Ispettorato per attivare la Prodi bis

di Francesca Gori
Buste paga all’Ispettorato per attivare la Prodi bis

Mabro, sono 120 i dipendenti che hanno delegato le rsu a chiedere l’intervento Rsu Cgil: «Non possiamo lasciare il futuro dell’azienda nelle mani di Barontini»

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GROSSETO. Lo avevano detto e lo hanno fatto. Ieri mattina, almeno altri venti dipendenti della Mabro sono andati all’Ispettorato del Lavoro a consegnare la propria busta paga per la richiesta di intervento e la conseguente attivazione della Prodi bis. Insomma, quello che la società Abbigliamento Grosseto ha rimandato di almeno due mesi, i dipendenti della fabbrica lo hanno già chiesto: l’attivazione della Prodi bis. «Altre venti dipendenti - dice Francesca Ferrari, rsu Cgil - iscritti anche alla Cisl e alla Uil ieri mattina ci hanno consegnato le loro buste e noi abbiamo soltanto chiesto all’ispettorato di intervenire in questa situazione In totale, le buste consegnate da gennaio sono 120».

L’intervento sarebbe di nuovo la Prodi bis, l’unica possibilità percorribile per salvare l’azienda secondo le rappresentanti dei lavoratori della Cgil. I dipendenti della Mabro, due giorni fa si sono spaccati in assemblea. «Questa divisione ci preoccupa, perché sicuramente influirà sul nostro futuro - scrivono - Ognuno ha le sue idee, ma vorremmo che le convinzioni partissero sempre da elementi certi e non da affermazioni false». Falsi sarebbero i crediti dichiarati da Barontini. «Falsi sono anche gli effetti per i lavoratori del concordato in bianco, le dichiarazioni di acquirenti o partners, ma soprattutto la rivisitazione di comodo della Prodi bis». Quello che viene bocciato è l’iter scelto da Abbigliamento Grosseto. «Ci vogliono far digerire il concordato in bianco con la motivazione di dover preparare un programma di ristrutturazione aziendale, senza il quale il giudice difficilmente accoglierebbe la richiesta di applicazione della legge Prodi - aggiungono - ed è vero che il legislatore frequentemente ha combinato pasticci, ma volete farci credere che si affidi a un imprenditore incapace, che ha fatto saltare una azienda, il compito di predisporre il piano di salvataggio, passandolo poi al tribunale ed al ministero per le realizzazione?». Una domanda che per i lavoratori che si sono presentati all’ispettorato del lavoro, che potrebbe chiamare Barontini alla conciliazione e dichiarare, se la società non avesse soldi per pagare gli stipendi, lo stato dinsolvenza dell’azienda, ha già una risposta che è il funzionamento stesso della Prodi: dalla dichiarazione dello stato d’insolvenza ala nomina di un commissario che ha la facoltà di presentare un piano industriale. «Qualcuno ha detto che le nostre scelte sono dettate dalla disperazione. Noi riteniamo che siano invece dettate da una lucida disperazione. Quella lucidità che ci fa capire che il concordato è utile solo per la proprietà, che il vero problema è l'incapacità dell'imprenditore e che la sola soluzione, certamente non facile, è in una azienda liberata dal peso dei debiti e da Barontini».

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