Il dolore
«Amiata, la fusione non è matura»
Commenti “attendisti” ai referendum toscani. Bianchini invece: «Avanti tutta»
CASTEL DEL PIANO. Fusione degli 8 comuni dell’Amiata grossetana? L’idea non è da scartare. Forse sì, ma non adesso. Prima il completamento dei servizi associati per gli 8 comuni e poi al referendum. Anche nei comuni dell’Amiata grossetana rimbalza la notizia che a Fabbriche di Vallico e Vergemoli, i due piccoli comuni montani in provincia di Lucca, stravincono i sì al Comune unico. Netta vittoria dei sì anche a Castelfranco di sopra e Pian di Scò. Sì alla fusione anche a Incisa e Figline. All’isola d’Elba, invece, solo nel comune più grande (Portoferraio), vince il sì al referendum, e disco rosso, dunque, al comune unico dell’Elba.
La notizia dei referendum effettuati in Toscana non manca di suscitare reazioni in Amiata, la quale, con la sua testa di ariete interpretata da Marcello Bianchini, ex sindaco di Arcidosso, è stata fra le prime realtà in Toscana, se non la prima, a parlare di fusione dei comuni: «Vincemmo il referendum ad Arcidosso - insiste Bianchini - E 20 anni or sono, in tempi non sospetti, già molti cittadini di Castel del Piano e Arcidosso (circa 900 per paese) vedevano di buon occhio l’idea di un referendum, che si tenne solo ad Arcidosso. Adesso è il momento di passare ai fatti e cominciare a fondere Arcidosso e Castel del Piano, ormai attaccati l’uno all’altro anche urbanisticamente». Ma a parte Bianchini, in Amiata non c’è nessuno (o quasi) che la pensa così. Le cose sono cambiate da 20 anni a questa parte e si potrebbero trovare soluzioni meno riduttive. Ma per adesso le posizione sono variegate e per il referendum si profilano attendiste. Maurizio Pellegrini, coordinatore Amiata Cna afferma: «A questo punto, con la possibilità dell’accorpamento delle province e le riforme in cantiere (si spera), la fusione di due soli comuni, per una realtà montana come la nostra, non avrebbe senso. Noi della Cna pensiamo invece alla unione delle due ex comunità montane amiatine (oggi Unioni dei comuni) e dunque, anche con la scomparsa delle province o con un loro nuovo disegno, pensiamo a una sola montagna unita, che sarebbe assai più forte ai tavoli che contano». Emilio Landi, presidente della conferenza dei sindaci Amiata grossetana che guida il governo dell’Unione, commenta: «Dove la popolazione ha deliberato per il sì, ben venga la fusione. Noi non contestiamo questa operazione, ma diciamo che quando fu fatto il referendum ad Arcidosso la situazione non era matura. E non lo è nemmeno adesso. Arrivare alla fusione è crearne le condizioni. Noi in Amiata grossetana ci stiamo aggregando sui servizi, consentendo ai cittadini di creare dei front office. Senza sguarnire i territori. Ci vuole il passo giusto per arrivare alle cose. Bisogna confrontarci con situazioni particolari, con disagi forti delle nostre comunità. Posso solo dire che i servizi associati a cui stiamo lavorando sono un preludio necessario della fusione. Intanto finiamo queste cose. Poi vedremo». Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano risponde sinteticamente: «Dobbiamo assolutamente andare avanti con l’Unione e l’aggregazione dei servizi. Per finire questa partita ci vorrà ancora del tempo, qualche anno. A quel punto andremo a un referendum in tutti gli 8 comuni dell’Amiata grossetana. Se i cittadini diranno sì in maggioranza, passeremo alla fase fusione a tutti gli effetti».
Fiora Bonelli
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