La manifestazione
Palombaro, chiesta una nuova perizia
Prima di sentenziare, il Consiglio di stato sollecita un’altra verifica sulla stabilità o meno del locale
PORTO SANTO STEFANO. Un nuovo episodio si va ad aggiungere alla lunga querelle giudiziaria tra la famiglia titolare dello storico ristorante su palafitte di Porto Santo Stefano e il Comune di Monte Argentario, contrapposti nella causa che vuole la demolizione dell'immobile da parte del sindaco Arturo Cerulli. Il consiglio di Stato ha deliberato ieri un’ulteriore verifica della stabilità del luogo prima di pronunciarsi sulla sentenza di abbattimento o meno. Una decisione che annulla il vantaggio dei privati, che avevano depositato una certificazione della solidità della struttura tramite il sopralluogo di un professionista. Quanto è emerso dalla seduta a Roma è che i giudici hanno optato per un’ultima perizia prima di emettere la decisione. A effettuarla entro il 2 luglio dovrà essere un Ctu (consulente tecnico d’ufficio) superpartes del Genio Civile a spese della famiglia Tantulli, costretta al pagamento di un'ulteriore somma di tremila euro. «Come faremo non sappiamo ancora – racconta Samantha Tantulli, nipote del famoso Palombaro che avviò l’attività negli anni ’60 - Tutto questo poteva essere benissimo evitato, visto che una perizia molto esaustiva era già in mano al Consiglio di stato. Ancora una volta, per far valere i nostri diritti, siamo caricati di un altro onere sulle spalle. Nel frattempo anche il nostro lavoro rimane in sospeso». Non resta che attendere la data della prossima udienza, che deciderà le sorti dell’immobile. Le posizioni dei due avversari, è chiaro, rimangono irremovibili: da una parte il sindaco alfiere della demolizione nel nome della sicurezza e legalità, dall’altro una famiglia impegnata nella salvaguardia del lavoro e della storia, la quale ha conquistato però una prima vittoria morale convincendo parte dell’opinione pubblica che sembra voler supportare la loro causa con convinzione. (c.d.v.)
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