La manifestazione
Cartello selvaggio, guerra per i canoni
La Provincia raddoppia le tariffe, le aziende pubblicitarie insorgono. Intanto la campagna viene sommersa dagli impianti
GROSSETO. Una fitta foresta di metallo ricopre la provincia di Grosseto. Sono i duemila e trecento cartelloni pubblicitari installati ai bordi delle strade extraurbane, di competenza della Provincia, e stanno scatenando una battaglia legale contro Palazzo Aldobrandeschi.
No, non sono gli ambientalisti a protestare. Almeno non per ora. Sul piede di guerra sono scese tre aziende di pubblicità, sostenute da tre associazioni di categoria, contrarie al raddoppio del canone annuo che la Provincia ha stabilito a dicembre, riscrivendo il Regolamento in materia. Un ricorso che accende una lampadina sul mercato della pubblicità stradale, illuminando una pratica del tutto legittima ma potenzialmente dannosa per la salvaguardia del paesaggio.
Canone raddoppiato. Prima del nuovo regolamento, il canone in vigore era fermo al 1994 e ammontava, per un cartello classico di un metro per due, a 25 euro all’anno per metro quadro. Un cartellone bifacciale, che ha una superficie totale di 4 metri quadri, costava dunque 100 euro all’anno. Un’inezia rispetto a quanto costano gli stessi cartelli nelle vicine province di Siena (100 euro al metro quadro), e di Livorno (75 euro). Per avvicinarsi a queste tariffe, il 20 dicembre 2012 la Provincia approva il nuovo “Regolamento per il rilascio delle concessioni, autorizzazioni, nullaosta stradali, trasporti eccezionali, pubblicità stradale e segnaletica di indicazione servizi utili”, che entra in vigore il 4 gennaio 2013. L’aumento si rivela un raddoppio: i 25 euro diventano 50 euro e lievita pure il prezzo dei cartelli dei cosiddetti “servizi utili” (usati per segnalare un agriturismo o una strada del vino) che sono più piccoli (60 centimetri per 90) e passano da 15 a 40 euro. Un’impennata, certo, ma sempre inferiore ai prezzi applicati fuori provincia. Eppure gli occupanti dei cartelli protestano.
Agenzie sul piede di guerra. Ora, quegli “occupanti” non sono direttamente i clienti finali, cioè il ristorante, il negozio di sanitari, l’albergo o il maneggio che pubblicizzano la loro attività. I 2.300 cartelli (il dato comprende sia cartelloni grandi che quelli per servizi utili e, come tutti gli altri dati qui citati, è del Servizio mobilità e trasporti della Provincia) sono prevalentemente in mano a tre aziende di pubblicità: Avip Italia srl, Ipas spa e Cibra pubblicità srl, tutte di Torino, che operano a livello nazionale. Che, a fronte del raddoppio dei canoni, hanno due possibilità: aumentano i prezzi applicati ai clienti o rinunciano a una parte dei loro margini di guadagno. Oppure fanno pressione per ritornare ai vecchi canoni.
Tar e trattative. La strategia, al momento, è proprio questa e si combatte su due fronti. Da un lato, le tre aziende, insieme alle associazioni di categoria Aicap (Associazione aziende italiane cartelli e arredi pubblicitari), Assocaap (Associazione nazionale operatori cartellonistica arredi e affissioni pubblicitarie) e Anacs (Associazione nazionale aziende di cartellonistica stradale), hanno presentato ricorso al Tar chiedendo l’annullamento del regolamento. Dall’altro hanno avviato una trattativa con la Provincia per cercare un compromesso.
150 euro all’anno. Ma di che cifre si tratta? Fatti i conti e sommando il canone annuale di 200 euro alle spese di istruttoria e sopralluogo (80 euro per nuove richieste di autorizzazione, e 50 euro per rinnovi di autorizzazioni preesistenti), la parcella complessiva chiesta dalla Provincia ammonta a 180 euro il primo anno e a 150 quelli successivi. C’è poi da aggiungere le tasse e il costo per l’acquisto e l’installazione dello scheletro di metallo, una spesa che ha mille variabili ma che, una volta fatta è fatta.
Oltre mille euro con l’agenzia. Diverso il conto presentato dalle agenzie di pubblicità che offrono l’impianto “chiavi in mano”, sbrigano le pratiche, si assicurano che la zona non sia soggetta a vincoli paesaggistici. Quanto si spende? C’è chi paga poco meno di 700 euro l’anno, tasse comprese, come Gianni Lenzini, titolare della Idraulica Maremmana che si fa pubblicità sulla strada fra Grosseto e Principina a Terra. E chi supera i 1.100 euro, come Germano Soldi, della Soldi Arredamenti di Follonica, che ha cinque cartelloni in varie strade della provincia.
Noleggio diretto. Se l’investimento sia vantaggioso o meno spetta ai diretti interessati stabilirlo. Per gli utenti della strada, e per tutti i cittadini, è però più importante conoscere altri dettagli. Per installare un cartello non c’è alcun obbligo di rivolgersi a un’agenzia di intermediazione; si può contrattare direttamente con la Provincia (vedi articolo in basso). L’operazione ha però un “effetto collaterale”.
La selva si infittisce. Non esistono, infatti, limiti al numero di cartelli che si possono installare. «Non abbiamo individuato spazi liberi per la pubblicità o un tetto ai cartelli – spiegano al Servizio mobilità e trasporti – basta rispettare le prescrizioni del codice della strada e assicurarsi che non ci siano vincoli paesaggistici. Insomma, potenzialmente uno può mettere il cartello dove vuole». Basta uscire da Grosseto e percorrere le Collacchie, la Scansanese o altre arterie per rendersi conto del proliferare selvaggio di cartelloni, di foggia e modelli diversi, fitti fitti, molti dei quali occupati solo dall’agenzia con il messaggio: «Per la tua pubblicità in questo spazio, chiamaci», in attesa di clienti effettivi. Nel tratto tra Grosseto e Principina a terra in pochi mesi ne sono spuntati a decine in poche centinaia di metri. Al di là degli aumenti dei canoni, insomma, forse il rischio più temibile è di vedere trasformata la Maremma in una landa di boschi di metallo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
