Il Tirreno

Grosseto

Canzoni d’amore e baci rubati Condannato stalker

di Francesca Gori

Ha costretto una diciassettenne a licenziarsi dal lavoro Il giudice: «Il proprietario non è intervenuto per tutelarla»

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GROSSETO. A 44 anni non aveva trovato di meglio che infastidire una ragazzina di 17 che aveva trovato lavoro in un bar. Tanto da riuscire, nell’arco di tre mesi, a farle rassegnare le dimissioni e restare senza lavoro. Per questo il giudice Giovanni Muscogiuri ha condannato Roberto Rocchi, 48 anni di Castiglione della Pescaia, a sei mesi di carcere con la sospensione condizionale, al pagamento delle spese processuali e anche al risarcimento del danno nei confronti della ragazza che si è costituita parte civile.

Una vicenda fatta di canzoni d’amore cantate dentro al bar, di approcci che secondo il giudice sono arrivati fino «a lambire la fattispecie della violenza sessuale», con due baci scoccati sul collo e su una spalla della giovane, di minacce, offese, parolacce. Tutto, sotto gli occhi quasi divertiti del proprietario del locale dove la giovane aveva trovato lavoro. Un lavoro che è stata costretta ad abbandonare perché «nel suo svolgimento - scrive Muscogiuri - non veniva affatto tutelata, vista la sorprendente indifferenza dello stesso datore di lavoro alle sue giuste lamentele».

Tutto è cominciato nell’estate del 2009, quando la diciassettenne ha varcato il portone del bar di Grosseto per proporre la sua candidatura per un posto di lavoro. La giovane si era già accorta della presenza dell’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 44 anni. Era lì, lui, nel bar. Ci passava buona parte della giornata al bar. Rimasto senza lavoro da tempo, il castiglionese (difeso dall’avvocato Roberto Cerboni) era stato visto dalla ragazza nel bar anche nei giorni precedenti alla propria assunzione. E anche in quelle occasioni, si era accorta che l’uomo spesso si rivolgeva con molestie e proposte spesso a sfondo sessuale anche alle altre ragazze che lavoravano nel locale. Una volta assunta, la diciassettenne non ha avuto scampo. Il primo episodio raccontato dalla ragazza al giudice era avvenuto per strada: «A trent’anni non ci arrivi perchè ti butto in un cassonetto», aveva detto lui, apostrofandola prima con epiteti e parolacce. Poi, dentro il locale, era quasi diventato l’ombra della giovane. La seguiva ovunque, le stava incollato come un francobollo. Fino a quei due baci rubati, dopo averla stretta con le braccia intorno ai fianchi mentre la giovane era nella cucina del locale a lavare i piatti.

Quella sera stessa, la mamma dell’adolescente si è precipitata al bar per accompagnare poi sua figlia a casa. E nemmeno la vista del genitore ha fermato l’uomo che l’ha presa in giro, offesa e schernita proprio perché si stava facendo accompagnare a casa dalla madre. La donna, da allora, ha seguito sua figlia, l’ha accompagnata fuori casa ogni volta che la ragazza doveva uscire.

L’uomo è stato denunciato per stalking, dopo che la giovane si è licenziata. Dopo che la diciassettenne, all’ennesimo episodio, si è stancata ed è corsa a farsi visitare dalla guardia medica. Il dottore non ha avuto difficoltà a diagnosticare alla ragazza «lo stato d’ansia indottole dalle violenze morali subite».

Dopo quella visita, la diciassettenne non si è più presentata al lavoro. Si sono rivisti in tribunale, durante il processo che si è concluso con la condanna della ragazza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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