Attenzione
Vuoi fare impresa? Occhio ai vicini
La storia di due giovani che hanno aperto un ristorante: la cappa fa rumore, esposti per farli chiudere
GROSSETO. Un bel ristorante in centro, la canna fumaria e una signora che non si arrende: eccoli i protagonisti di una vicenda che ha del surreale. Tutto nasce la scorsa primavera, quando Serena e Andrea scelgono di mettere in piedi un locale di pregio lungo viale Matteotti. La crisi economica morde e non sono pochi quegli esercenti che hanno mollato la presa. Eppure i due vanno in controtendenza e lanciano la propria scommessa. Arredamento rustico chic: così si presenta il Nonna Linda. L’apertura dei battenti è prevista per inizio estate, ma slitta fino all’ultimo giorno di novembre. Cinque mesi persi in beghe burocratiche, dicono i bene informati. E tutto ruota attorno a una cappa aspirante. Sì, perché una facoltosa donna che vive nello stesso stabile del Nonna Linda s’impunta e dà il via a una guerra fatta di carte bollate e continue segnalazioni. Il motivo? «La signora - questa la voce che gira – quel ristorante non vuole proprio averlo sotto casa. Un fatto di odori e di rumore». La responsabile del futuro Nonna Linda riesce in qualche modo ad avere ragione e andare avanti, ma non arriva ad acciuffare il via libera da tutti i condomini per l’installazione di una canna fumaria tradizionale. È dunque costretta a installare una centralina a carboni attivi e a sborsare qualcosa come 10 mila e passa euro. «Senza considerare - dice Serena - che devo portare avanti una manutenzione che ogni quattro, cinque mesi, mi costa mille e 500 euro». Ma le voci continuano a girare e spunta anche chi riesce a dire che quel ristorante contribuisce a far calare il valore degli appartamenti circostanti. A tre giorni dal Natale 2012 interviene pure la Asl e arriva una multa di oltre mille euro. «Per noi – commenta oggi l’assessore al commercio, Emanuel Cerciello – lì il ristorante può stare. La destinazione d’uso lo consente. Le irregolarità sono state riscontrate, ma possono essere impugnate». Si va avanti, ma dopo l’ennesima segnalazione arriva l’ordinanza del sindaco che impone ai titolari del Nonna Linda di “Disattivare la cappa di aspirazione a servizio della cucina” e di trasmettere ai servizi ambientali, entro dieci giorni, “un piano aziendale di risanamento acustico”. Eppure, mettere in piedi il piano richiesto significa solo una cosa: togliere la centralina e piazzare la canna fumaria. Canna fumaria che non sembra benvoluta da tutti i condomini. Ecco che siamo punto e d’accapo. «Se chi protesta per il rumore sceglie di pagare di tasca sua la nuova canna fumaria la cambio subito» dice la titolare del ristorante. «Di certo non posso farlo a spese mie: ho già tirato fuori molti soldi per l’impianto attuale. Senza considerare gli avvocati, il ritardo nell’apertura della scorsa estate e lo stress». Dal Comune però fanno sapere che è sì necessario far coesistere il diritto di fare impresa e quello di vivere in serenità, ma tra i due aspetti, dovesse protrarsi la situazione di stallo, «Non potremmo far altro che seguire le indicazioni che vengono dalle norme. Norme purtroppo molto restrittive». È così che non viene del tutto esclusa addirittura l’ipotesi di una chiusura forzata. Al netto delle chiacchiere restano le parole di Serena: «Ci impegniamo, in un momento di profonda crisi, nel tirare su qualcosa di bello. E ci troviamo a dover fare i conti con scelte incomprensibili». Ma la cappa aspirante, si chiede qualcuno, non è in tutti i ristoranti del mondo?
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